De Giovanni: "Ed è da un gol così che può partire un sogno: quel vecchio tifoso ha risentito il forte battito"

Rassegna Stampa  
Il pensiero di De GiovanniIl pensiero di De Giovanni

Scrive Maurizio De Giovanni nel suo editoriale per Il Corriere del Mezzogiorno: "È per questo, in nome di questo ricordo, che siamo balzati in piedi, la bocca aperta e gli occhi scintillanti, senza accorgerci di stare urlando ma avendone la successiva consapevolezza nell’urlo degli altri presenti. Perché abbiamo sentito all’improvviso, nel sangue e nel cuore, quella stessa folle incoscienza, quell’audace ribalderia che sentimmo allora, quando eravamo stipati in curva B e capimmo che l’impossibile era solo un piccolo ostacolo da superare. L’avversario curiosamente era lo stesso, ma il campo era il nostro. Non c’era la brutta copertura posticcia, non c’era il limite alla capienza. Non c’erano (ancora) scudetti nel passato, non c’erano automatismi e rodati movimenti corali. Non c’erano certezze, ma non c’erano barriere alla speranza. Il fatturato era un concetto astruso e secondario, e si marcava a uomo, se uomo era quello che potevi marcare perché a volte Qualcuno decideva di essere immarcabile, e non c’era verso. Quello era uno di quei giorni, ricordiamo bene. Da solo aveva smantellato la Lazio di Lorenzo, uno dei tanti nemici argentini ai quali amava mostrare una speciale grandezza: tre gol, uno comparendo all’improvviso a intercettare un retropassaggio, un altro successivo direttamente dalla bandierina, così, come fosse niente. Ma il secondo dei tre, è quello che mercoledì sera ci è ricomparso davanti al cuore a tradimento, fermandoci i pensieri e riportandoci a quando fu squarciato il velo dell’impossibile: perché oggi come allora il calciatore azzurro di piccola statura, mulinando le corte gambe all’indietro, senza guardare porta e posizione del portiere, senza goniometro e computer, senza lunghe riflessioni e senza ipotizzare comodi passaggi al centro a sopraggiungenti compagni, be’, il piccolo calciatore azzurro ha disegnato la Parabola Perfetta, e la palla è morta dove doveva morire, e il portiere non ha detto niente perché niente poteva dire.

E allora la mente del vecchio tifoso ha cominciato a ricordare quello che successe dopo, perché palloni così, traiettorie così segnano un prima e un dopo. Mercoledì abbiamo solo visto un gol, certo. Il mondo dopo quel gol era lo stesso di prima, coi suoi guai e le sue bellezze. Ma siccome il calcio è fatto della stessa materia dei sogni, allora il vecchio tifoso si è goduto quel salto di battito che non sentiva da tanto, tanto tempo. E non fa paragoni, per carità: il protagonista di oggi ha la sua meravigliosa grandezza, ma Lui era Lui e nessuno può ricondurlo sulla normale terra. Tuttavia il gol è “quel” gol. Proprio lui, non un altro, come se il tempo non fosse passato. Ed è da un gol così che può partire un Sogno".

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