Conte, la nazionale e un brasiliano infiltrato. Ma non quello che Napoli sperava...
17:00
di Pasquale Cacciola - twitter: @PE_Bahia
Anche la romantica era delle nazionali è finita. In un calcio sempre più business, anche la Patria diventa oggetto di scambio in un inverosimile calciomercato. E così tutto si riduce a un mix talvolta insensato, spesso ai limiti del comico e paradossale. La naturalizzazione 2.0, che ha davvero poco in comune con quella vera e sentita. Una nuova tendenza che si limita a una triste lotta contro il tempo, a una caccia al parente lontano pur di essere arruolabile. Spesso a una mera scelta di convenienza, o addirittura a un eterno ballottaggio. Un taglio ai sentimenti e alle emozioni, uno schiaffo all'attaccamento alla maglia per l'amore del proprio Paese. Spesso la gloria personale barattata con l'orgoglio patriottico. E in questa tendenza ormai da anni vi è finita anche l'Italia, che oltre che in campionato adesso si ritrova gli stranieri anche in azzurro. Antonio Conte sulle orme di Cesare Prandelli: per un movimento calcistico che per bacino, storia e blasone potrebbe sicuramente farne a meno.
Ancora un brasiliano tra le file della nazionale. Dopo Thiago Motta, Amauri e Rômulo, si aggiunge anche Eder della Sampdoria alla lista degli oriundi verdeoro. Non c'è invece quello che soltanto un anno fa sembrava quasi certo della chiamata appena completata la pratica burocratica, Jorge Luiz Frello. Un exploit con l'Hellas Verona che aveva attirato l'attenzione della FIGC, forte della candidadura del nativo sudamericano che vive nel Bel Paese da adolescente. Rapido e spumeggiante nella squadra di Mandorlini, sembrava uno dei volti giusti da cui ripartire. E la sua convocazione a un certo punto sembrava una pura formalità, con Cesare Prandelli che probabilmente l'avrebbe portato anche alla Coppa del Mondose fosse stato possibile.
"Voglio solo l'Italia, è il mio sogno: calcisticamente sono cresciuto qui e mi sento italiano". Un attesa trepitande per dicembre 2014, mese in cui si sarebbe completata la pratica, nel frattempo però la discesa vertiginosa e preoccupante. Eppure l'avvio all'ombra del Vesuvio era stato tutt'altro che negativo. Un impatto incoraggiante e spensierato, prestazioni convincenti e in particolare il goal decisivo alla Roma in Coppa Italia sotto gli occhi di Diego Armando Maradona. Poi il black out, improvviso. Per poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano un anno più tardi: senza l'Italia e senza un posto da titolare nel proprio club. Doveva essere il regista che in terra partenopea mancava da anni, colui che avrebbe dovuto dare geometrie alla squadra e sbrogliare la matassa soprattutto nelle gare insidiose come quella di ieri. Invece da acquisto di lusso è passato a riserva a sorpresa, con una stagione mai decollata. E il futuro ora resta aperto, come confermato in tempi non sospetti anche dal suo agente. Dovrebbe essere regolarmente riscattato, poi la società deciderà come gestire la situazione anche in base al nuovo allenatore. Ma nel frattempo sprofonda sempre di più nelle gararchie di Benitez, con un Inler alla ribalta e un duo lottatore ormai inamovibile. Una convocazione del ct avrebbe significato tanto. Per lui e per il Napoli.
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