"Venivo dal Como, dovevo portare il Napoli di Maradona più in alto possibile. Tre consigli a Sarri"

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Il Napoli ha scelto Sarri, è ritornato in provincia, suscitando allo stesso tempo entusiasmi e polemiche. Sarà una scommessa vincente? Anche Bianchi, trent’anni fa, arrivava dalla provincia. Ecco parte della sua intervista rilasciata a Il Mattino.

Sarri da Empoli al San Paolo: un azzardo? «Spero che sia stata una scelta legata a un ragionamento logico, a un certo tipo di progetto che si vuole portare avanti nel tempo».

Perché spera? «Dall’esterno si ha l’impressione che il presidente abbia ripiegato su Sarri dopo aver contattato altri tecnici. Se così fosse sarebbe gravissimo, lo so bene io». 

Da un manipolo di giovanotti di belle speranze a campioni del calibro di Higuain. «I giocatori sono giocatori e possono essere gestiti da qualsiasi allenatore bravo purché questi possegga le qualità giuste. Non è vero che chi sta in panchina conta poco. Incide di più rispetto ai calciatori».

Fu così anche per lei? «Alla mia prima conferenza stampa napoletana un giornalista mi fece: ma come farà a gestire Maradona, Bertoni e Bagni lei che ha sempre allenato in provincia? Risposi: sono abituato alla lotta per la salvezza. Se il Napoli mi ha preso è perché è convinto di non retrocedere con me in panchina». 

Cosa fu chiesto a Ottavio Bianchi che arrivava da Como? «Di guidare quel Napoli il più in alto possibile. Penso di esserci riuscito».

Però un consiglio a Sarri potrebbe darlo, ad esempio su come evitare le pressioni di una tifoseria così focosa ed esigente. «Primo: isolarsi dalle eccessive tensioni. Secondo: dire sempre la verità. Terzo: non sottovalutare i napoletani che sono persone intelligentissime. Lo dice uno che a Napoli ha trascorso i suoi anni più belli».

E' stata tardiva la scelta del dopo Benitez? «E' da gennaio che si erano capite le intenzioni dello spagnolo». 

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