Repubblica - Il 31 maggio, una data 'fatale' al Napoli per due motivi. Due volate e una sola corsa contro il tempo

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Repubblica - Il 31 maggio, una data 'fatale' al Napoli per due motivi. Due volate e una sola corsa contro il tempo

Le corse contro il tempo sono due, per il Napoli: legate a doppio filo tra di loro e non a caso con l’identica data di scadenza, il 31 maggio prossimo. È il giorno in cui si concluderà il campionato di calcio, al termine di una maratona di 38 gare; ma è anche la dead line per la presentazione da parte di Aurelio De Laurentiis del tanto atteso piano di “fattibilità”, propedeutico (nel caso di approvazione del Comune) al via libera per i lavori del nuovo stadio. Mancano quattro mesi esatti al momento della verità e per il futuro del club azzurro sarà un periodo cruciale: in campo e fuori, con giocatori e dirigenti mobilitati. La posta in palio è la stessa per tutti e si chiama Europa: un obiettivo da centrare su entrambi i fronti e a ogni costo, lottando allo spasimo. Benitez e la squadra dovranno infatti dare il massimo per raggiungere la qualificazione alla Champions League, cercando di strappare il secondo posto in classifica alla Roma con una rimonta non certo agevole. Il compito che attende il presidente e il suo staff, però, non sarà certo meno complesso e delicato: per milioni di euro e motivi. La corsa per restituire al San Paolo una dignità a livello internazionale, dopo l’aut aut col sapore di bocciatura arrivato dall’Uefa, s’annuncia inevitabilmente in salita e piena zeppa di ostacoli: economici e burocratici, da superare in soli 120 giorni. C’è il pericolo concreto di sprofondare in un paradossale buco nero: se il Napoli riconquisterà la Champions League sul campo (fosse anche attraverso il preliminare di agosto), ma non potrà poi giocarla al San Paolo, a rischio di inagibilità per l’Uefa. Ecco perché la mobilitazione in casa azzurra è mirata a coinvolgere tutti: da De Laurentiis a Rafa Benitez, dai dirigenti ai giocatori. C’è bisogno di uno sforzo generale, sia pure di natura diversa. Il presidente deve sobbarcarsi lo sforzoeconomicoper restaura-re il cadente impianto di Fuorigrotta, con una spesa che sfiorerà i 20 milioni e non potrà essere a fondo perduto: per non pesare in modo grave sui conti del club. Sarebbe prezioso il soccorso di uno sponsor, a cui intitolare in cambio di una bella manciata di milioni il “nuovo” stadio. All’estero è una prassi già consolidata: in Inghilterra ci sono l’Emirates Stadium (Arsenal) e l’Etihad (City), in Germania l’Allianz Arena (Bayern Monaco), il Signal Iduna (Dortmund) e la Veltins Arena (Shalke 04), in Olanda il Philips Stadium (Psv), in Spagna il Power8 (dell’Espanyol) e in Turchia la Telekom Arena (Galatasaray). E in Italia ha aperto la strada il Sassuolo, con il suo Mapei Stadium a Reggio Emilia. Si può provare, insomma. Ma anche in questo caso le sorti di società e squadra sono destinate a incrociarsi, legandosi a filo doppio. Se Benitez e i suoi giocatori riusciranno a riconquistare la prestigiosa ribalta della Champions, infatti, sarà più facile per De Laurentiis mettere all’asta sul mercato internazionale il prodotto Napoli. Ecco perché i prossimi quattro mesi saranno cruciali per il futuro azzurro, in campo e fuori. Due volate e una sola corsa contro il tempo: fino alla resa dei conti, il 31 maggio.

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