Padalino racconta Di Lorenzo: "All'inizio faceva fatica sui cross. L'ho spostato da centrale ad esterno. E' un mix tra Cafu, De Sciglio e Abate"

Rassegna Stampa  
Padalino racconta Di Lorenzo: All'inizio faceva fatica sui cross. L'ho spostato da centrale ad esterno. E' un mix tra Cafu, De Sciglio e Abate

Come riporta l'edizione odierna del Corriere dello Sport, a volte basta una semplice modifica, una correzione ad hoc, et voilà il gioco è fatto. E proprio quel piccolo-grande particolare su cui intervenire non era sfuggito a Pasquale Padalino, all’epoca tecnico del Matera, nonché di Giovanni Di Lorenzo. Da centrale a laterale difensivo (di destra), ecco la variazione sul tema che ha fatto la fortuna del lucchese negli ultimi quattro anni. Il tutto architettato dal tecnico subentrato a Dionigi dopo cinque match (serie C, stagione 2015/16).   
 
LA SVOLTA. «Una volta approdato al Matera, non ci misi molto a capire che quel ragazzo aveva grandi prospettive, ma bisognava intervenire su qualcosa per favorirne la crescita esponenziale» – spiega Padalino – «mi accorsi presto, inoltre, che tendeva a spingere molto pur agendo da centrale: uscendo spesso palla al piede, rilanciando, costruendo gioco, proponendosi per l’uno-due. Tutto ciò mi fece riflettere e arrivare alla conclusione che lo si potesse spostare sulla corsia, perché da centrale mi pareva sprecato. E nel giro d’una sola settimana, di pari passo col passaggio di modulo dal precedente 5-3-2 al 4-3-3, fu attuato il cambio di ruolo (il debutto da esterno per Di Lorenzo risale a fine novembre del 2015, in Melfi-Matera, circa due mesi dopo l’insediamento del tecnico artefice della trasformazione)».  
 
CHE RIUSCITA. La risposta fu prontissima: «Ci mise davvero poco a convincermi che avevo visto giusto. All’inizio c’era solo un piccolo particolare da correggere: quello relativo ai cross, tutto il resto lo faceva con assoluta padronanza. A causa della velocità con cui arrivava sul fondo, spesso si sbilanciava o perdeva la sensibilità del piede al momento del traversone, soprattutto quelli destinati sul secondo palo. Ma rimediò subito, esercitandosi con caparbietà anche dopo la fine degli allenamenti: cross su cross, per ore intere, senza mai fermarsi. Cosa m’impressionava di più? L’accelerazione dirompente, il saper usare il corpo, l’abilità nel difendere palla e non farsi saltare, doti che ha sicuramente potenziato negli ultimi anni salendo di categoria».  
 
INESAURIBILE. «Mi rimase impresso un particolare ben preciso: nella trasferta in casa dell’Akragas, segnò un gran gol di sinistro all’incrocio dei pali, essendo peraltro in grado di concludere con entrambi i piedi e di disimpegnarsi anche sulla corsia opposta: dopo i 70 metri palla al piede già fatti, ne fece altri 100 all'incontrario per andare ad esultare sotto la curva materana. Somiglianze? Un po’ Cafu, con le debite proporzioni, un po’ De Sciglio, o anche un Abate più completo. Fate voi… Posso solo dire che Giovanni, per capacità, serietà, professionalità, è da club di prima fascia, e avrebbe potuto già esserlo da qualche stagione. Complimenti al Napoli, ha fatto un grande colpo».  

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