L'editoriale di Crosetti: "Juve, vietato distrarsi. Allegri ha paura che la catena si possa spezzare..."
Rassegna Stampa
18:10
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Vi proponiamo di seguito l'editoriale di Maurizio Crosetti per l'edizione odierna de La Repubblica: La
Vi proponiamo di seguito l'editoriale di Maurizio Crosetti per l'edizione odierna de La Repubblica:
La catena dei numeri belli è per la Juventus una spinta, una sicurezza e un’insidia, perché non esiste catena che prima o poi non si spezzi. E infatti Allegri ha paura che quel giorno possa essere oggi, se dice « non abbiamo ancora vinto niente e l’Udinese è un altro snodo da non fallire verso lo scudetto » . Non perdere non è importante, è l’unica cosa che conta: dall’ultima, fragorosa ma ormai remota caduta a Marassi contro la Samp, 3- 2 il 19 novembre, per la Juve sono trascorse alcune ere geologiche che si possono riassumere con pochi numeri secchi: 12 vittorie e un pareggio in campionato, due pareggi e due vittorie in Champions con la sudata perla di Wembley, quattro vittorie in Coppa Italia. Se poi si vuole accorciare la catena, limitandola si fa per dire al 2018 inaugurato gioiosamente contro il Torino in Coppa Italia il 3 gennaio, le cifre sono ancora più stringate, dunque eloquenti: 12 partite, 11 vittorie e un pareggio allo Stadium contro quei pivelli inglesi vestiti di bianco e d’illusioni.Il crisma dell’apparente imbattibilità si incrocia con un possibile ritorno in testa alla classifica, vista la trasferta non facile del Napoli a San Siro ma soprattutto il recupero di campionato, mercoledì con l’Atalanta. «Vero, ma i recuperi bisogna vincerli » , dice Allegri che oggi riavrà Mandzukic e tiene fuori Dybala, così come Buffon e Benatia, mentre torna finalmente Marchisio e non ci saranno gli squalificati Alex Sandro e Lichtsteiner (al suo posto De Sciglio) e gli infortunati Cuadrado e Bernardeschi. « Tra una ventina di giorni sapremo se dovrà essere operato al ginocchio », non una grande prospettiva per l’ex viola. Invece la continua alternanza tra Gigi Buffon e Szczesny è l’ennesima conferma che l’addio dell’azzurro è un processo ormai avviato, e le numerose presenze da titolare del polacco rappresentano una sorta di camera di decompressione per Buffon, per la Juventus e l’intero mondo bianconero che ormai si sta abituando a doverlo salutare tra poche settimane. Così è tutto meno doloroso, meno enfatico.Il fatto è che la Juve possiede una duttilità assoluta, qualità che finora ha permesso il cambiamento di molti moduli di gioco e altrettanti interpreti senza che l’efficacia della macchina venisse meno. Con o senza Dybala, Higuain, Mandzukic, le ali destre o sinistre e un drago come Buffon, la squadra non ha mutato di una virgola la propria vocazione alla vittoria, e prima ancora all’efficacia. Come se ormai superare qualunque ostacolo fosse quasi una legge di natura, una forza d’inerzia contro la quale nessuno sa opporsi. Resterebbe soltanto l’insidia della distrazione di un momento, quando tutto può apparire troppo facile, dunque scontato, automatico. Ogni tanto alla Juve accade, o accadeva. Se il verbo saprà restare all’imperfetto, la perfezione è garantita.
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