Incredibile: scoperta la vera storia del "ciuccio" napoletano in un libro degli anni '30

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Ciuccio napoletanoCiuccio napoletano

Ecco come nacque il ciuccio napoletano, simbolo del calcio Napoli

Vi siete mai chiesti qual è la storia del "ciuccio napoletano"? Come ha fatto il ciuccio a diventare l'animale simbolo della SSC Napoli? Oggi sul Corriere del Mezzogiorno un'interessante ricostruzione di come circa cento anni fa nacque l'associazione tra il ciuccio e la SSC Napoli.

Maria Procino, storica e archivista delle famiglie Rosi e De Filippo, ha ritrovato la fotocopia di un libro degli anni '30 che narrava proprio la nascita del simbolo. Ad idearlo era stato Sebastiano Rosi, illustratore e caricaturista, nonché padre del grande regista Francesco Rosi. 

"L’adozione dell’asinello nasce da un momento di folgorante autoironia collettiva. Nel 1926, dopo i primi fallimenti sportivi, il precedente simbolo del cavallino rampante appariva inadeguato. La svolta avvenne in una redazione: «Una sera, il vecchio tifoso Raffaele Riano esclamò: Me pare ’o ciuccio ’e Fechella: trentasei chiaje e ’a coda fraceta!», ricorda Procino. Era il riferimento a un asinello malandato di un fruttivendolo che, nonostante le piaghe e la coda malridotta, non si arrendeva mai. Quella forma di resilienza popolare fu tradotta visivamente da Sebastiano Rosi (in arte Rosy) e dal collega Marino per il giornale satirico Vaco ‘e pressa".

Una storia che è arrivata anche all'orecchio del presidente Aurelio De Laurentiis, come racconta la storica Procino: "Il presidente ne rimase sorpreso. Il ciuccio ha un valore artistico, storico e metaforico rilevante".

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