Dossena rincuora Milik: "Poteva succedere ovunque! Napoli è contraddittoria: ma quei 100 ignoranti non rappresentano la città"
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"Sento spesso dire: sì vabbè ma se l’è cercata. È assurdo, sottocultura direi. Il Rolex potevo metterlo
"Sento spesso dire: sì vabbè ma se l’è cercata. È assurdo, sottocultura direi. Il Rolex potevo metterlo oppure no, ma mi sono sempre sentito libero di indossare ciò che mi pareva. Il problema che esiste ovunque, Napoli compreso, è che c’è gente che delinque e che continuerà a farlo sempre". Andrea Dossena, dal 2010 al 2013 al Napoli, ha girato tante squadre tra Italia e Inghilterra, non gli è per fortuna capitata mai alcuna disavventura come quella di Milik, e di via Posillipo, dove abitava, gli resta un ricordo scolpito nel cuore. Ne parla in un'intervista rilasciata sull'edizione odierna del Corriere del Mezzogiorno.
Napoli città dal doppio volto: un giocatore è un idolo, poi però viene minacciato con la pistola.
«Sì, ma anche in corso Como a Milano se ci vai di domenica sera rischi di finire come Milik o tanti altri che a Napoli sono stati rapinati. Forse la frequenza è maggiore, ma ripeto sono venti, trenta o anche cento persone che non rappresentano una città così bella. Quella è gente che non ha identità sociale, non mi stupirei se chi ha rapinato Milik era anche tra quelle dieci persone che hanno aggredito il tifoso del Liverpool la sera precedente. L’ignoranza».
Viveva a Posillipo, molti suoi compagni già allora sceglievano zone vicine al centro sportivo.
«Non ha prezzo stare a Posillipo, non scherziamo. Cinquanta chilometri al giorno erano benedetti, ma questo non c’entra con le rapine. Non ne ho mai subite, ma ho assistito in pieno centro ad un assalto in un’auto che era proprio davanti a me. In ogni città dove ho giocato, ho scelto il centro. Da Udine, a Verona a Londra a Liverpool. In Inghilterra poi i ricchi vivono fuori nelle ville, io mi “accontentavo” di un condominio ma in centro. A Udine giravo in bici". Questo a Napoli era un po’ più difficile. "Eh, sarei caduto spesso, strade con troppe buche".
La sua Napoli?
«Città contraddittoria, bellissima nel suo duplice volto. Quando arrivai Paolo Cannavaro mi disse: Andrea scordati Milano, il modo migliore per vivere Napoli è diventare napoletano. Devo dire che lo sono diventato. Non ho mai rinunciato alle passeggiate in centro, se tornassi indietro ne fare addirittura di più. Certo se venissi ora, magari non mi filerebbe più nessuno».
A Milik direbbe qualcosa?
«Certo, di non scoraggiarsi. Vive in una città meravigliosa, gioca in una squadra ambiziosa e Napoli non è quella che ha visto dopo la partita. È molto altro: intensità, passione e cultura. Se ora fosse arrabbiato, lo comprenderei ma il tempo gli restituirà tranquillità. Poteva accadergli ovunque, e credo che lui questo lo sappia»

