Covid-19, Crisanti: "Se mercoledì non c'è una svolta, sarà lockdown! Siamo in ritardo"

Rassegna Stampa  
Covid-19, Crisanti: Se mercoledì non c'è una svolta, sarà lockdown! Siamo in ritardo

Emergenza Covid-19, parla il dottor Crisanti

Notizie Covid - La minaccia di un nuovo lockdown, nonostante tutte, incombe seriamente su tutta l'Italia. A confermarlo è il professor Andrea Crisanti, docente di Microbiologia dell'Università di Padova, intervenuto quest'oggi ai microfoni de Il Mattino

Ecco alcuni passaggi dell'intervista: 

Professore, con questi numeri, con i contagi oltre quota 30mila, cosa dobbiamo fare? Bisogna chiudere tutto e subito?

«Vedremo se le misure approvate dal Governo hanno un effetto, ma se non ce l'avranno, saranno inevitabile limitazioni più restrittive. Penso che aspetteranno la prossima settimana per capire se il Dpcm sta dando risultati. Se mercoledì non vedremo dati differenti, sarà finita. Si andrà per forza al lockdown, magari in una forma meno severa di marzo. Ma qualcosa sarà inevitabile fare».

Pensa che bisognerà chiudere tutto il Paese o intervenire con lockdown regionali, nei territori maggiormente in difficoltà in cui l'epidemia appare fuori controllo? Ci sono aree in cui l'Rt, l'indice di trasmissione, ormai è sopra al valore di 2.

«Sa qual è il problema, vero? Siamo in ritardo, abbiamo aspettato troppo tempo. Il lockdown nelle regioni maggiormente in affanno andava fatto due settimane fa, non adesso».

Perché non funzionerebbero più le chiusure su scala regionale, calibrate in base alla situazione delle singole Regioni?

«Già si vede una parcellizzazione della trasmissione del virus, ormai è diffusa in tutto il Paese. Non sarebbero più sufficienti i singoli lockdown regionali che invece sarebbero stati utili due settimane fa».

Quindi meglio un lockdwon nazionale.

«O per lo meno potremmo decidere chiusure meno severe nelle Regioni con una minore diffusione del virus, più rigorose nelle altre. Possiamo differenziare, ma comunque bisogna intervenire su macro aree, non c'è più tempo per interventi limitati a piccoli territori. Possiamo anche scegliere la formula della Germania, ma quel Paese è intervenuto due settimane prima di noi. Basta vedere quanti casi hanno su un numero di abitanti assai più alto. La Germania sta intervenendo per tempo, noi siamo in ritardo, perché abbiamo più positivi ogni giorno, ma stiamo aspettando nel prendere decisioni simili a quelle già varate dalla Merkel».

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