Coronavirus in Campania, la denuncia dei medici: "Qui manca personale specializzato"

Rassegna Stampa  
Ospedale CotugnoOspedale Cotugno

Coronavirus, sul Mattino di oggi la denuncia dei medici in campania

Ultimissime notizie Covid-19. L'edizione di oggi del quotidiano Il Mattino racconta l'odissea di medici e infermieri, in contatto quotidiano con la lotta al virus e sempre più vittime di contagi e decessi. Tra i problemi maggiori negli ospedali, soprattutto, c'è la carenza di professionisti specializzati: "La ventilazione e l'assistenza con ossigeno ad alti flussi sono determinanti per superare l'infezione ma vanno praticate da personale esperto. L'anestesista rianimatore è la figura chiave ma introvabile e spetto pertanto sostituita dall'internista o da altri specialisti equipollenti". E' così che in corsia, ad assistere i malati di coronavirus, finiscono endocrinologi, gastrotenterologi, nefrologi e specialistici di Medicina interna. Due esempi su tutti: l'ospedale Cardarelli e il Policlinico di Napoli.

Ospedale Cardarelli

La mancanza di specialisti al Cardarelli è denunciata da Luciano Vicenzo, delegato aziendale della Cimo: "Al Cardarelli per mancanza di Medici internisti e Pneumologi legata alla riconversione di unità operative in reparti Covid, la direzione medica ha emanato ordini di servizio al personale di branche non affini né equipollenti: chirurghi generali, toracici, vascolari, plastici, dei trapianti ed epato-bilare, urologi, maxillo-facciali ovviamente non hanno nessuna formazione e competenza nella gestione diagnostica e terapeutica del paziente Covid a meno che lo stesso che non presenti patologia specialistica chirurgica a cui il Cardarelli avrebbe dovuto provvedere senza trasformarsi in un ospedale Covid con oltre 200 pazienti oggi ricoverati".

La Cimo, sull'impiego di personale privo di competenze specifiche nei reparti Covid ha fatto partire una diffida a tutti i manager della Campania e un'informativa all'autorità giudiziaria.

Policlinico di Napoli

Anche al Policlinico Federico II Giuseppe Servillo, primario della Rianimazione, sovrintende ai 20 posti di rianimazione ma anche a una quindicina di subintensiva. "La mortalità qui si aggira intorno al 22 per cento - sottolinea - una delle più basse d'Italia. Oltre a intubare i casi più gravi eseguiamo la ventilazione non invasiva (Niv) e con i caschi ad alti flussi (Cpap) su cui lavoriamo da circa trent'anni. Come centro universitario di formazione dico che queste metodiche sono tutt'altro che semplici e se erogate in modo non corretto possono anche peggiorare lo stato dei polmoni già gravemente danneggiati dal Coronavirus. Nelle ultime settimane sono arrivati pazienti, trasferiti da altre strutture, in gravissime condizioni. L'infezione da Sars-Cov-2 è di per sé difficile da trattare e non basta somministrare ossigeno. A mio avviso tutte le equipe andrebbero formate e addestrate". 

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