Nuovo monitoraggio del virus in Campania: "Qui c’è la variante spagnola"
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Nuovo monitoraggio virus in Campania, spunta la variante spagnola
Ultime Notizie - Al Dipartimento di Medicina dell’Università di Salerno, a Baronissi, dal mese di marzo vengono costantemente monitorate le varianti del coronavirus in Campania. Un gruppo di ricerca del Laboratorio di medicina molecolare e genomica lavora al progetto «Monitoraggio della diffusione e variabilità genomica del virus Covid-19 in Campania mediante tecnologia di sequenziamento genomico NGS» finanziato dalla Regione Campania con un avviso per manifestazioni di interesse.
La ricerca si basa sulla mappatura genetica sistematica del Sars-CoV-2 e sull’applicazione di tecnologie molecolari per il sequenziamento del genoma virale e dei ‘big data’ per tracciare le dinamiche di diffusione del virus nella popolazione, mediante una raccolta capillare di informazioni genetiche sul coronavirus. A coordinare il gruppo di lavoro il professore Alessandro Weisz, direttore del Laboratorio e docente del dipartimento di Medicina dell’ateneo di Salerno e del Centro di Ricerca genomica per la Salute. Ecco le sue parole in un'intervista al Corriere del Mezzogiorno:
Professore, in cosa consistono i vostri studi?
«Noi studiamo da vicino in grande dettaglio il genoma del Covid-19, determinandone la sequenza da tamponi positivi raccolti a campione presso la nostra Azienda ospedaliera universitaria e ospedali delle altre provincie campane, che monitoriamo e seguiamo nel tempo. Ciò è importante perché ci permette di ottenere una visione dettagliata del genoma virale e di capire sia in che modo si propaga nel tempo nei territori sotto osservazione e soprattutto se e dove compaiano virus diversi da quelli inizialmente presenti».
Le cosiddette varianti.
«Esatto. Perché il virus si modifica ed evolve spontaneamente nel tempo, cosa che era stata prevista e stiamo osservando sin dagli esordi della pandemia. Quello comparso in Cina un anno fa, per esempio, è praticamente scomparso da tempo in tutta Europa, soppiantato da varianti che presentano differenze nella sequenza di alcune porzioni del genoma».
In base ai vostri studi, che caratteristiche genetiche ha il virus che sta circolando attualmente in Campania?
«La situazione è variegata, perché ci sono almeno quattro principali varianti che ritroviamo sistematicamente, tra cui una osservata per la prima volta nel sud della Spagna poco prima dell’estate e rapidamente diffusasi anche qui da noi a partire da settembre, veicolata con ogni probabilità da viaggiatori che, al ritorno da quel paese dopo i mesi estivi, hanno causato la sua diffusione per mancanze delle dovute precauzioni».
C’è da preoccuparsi?
«È una variante che non presenta caratteristiche di maggior pericolosità rispetto alle residenti, per cui non ha destato preoccupazione, a differenza della variante cosiddetta inglese , sulla quale c’è maggiore attenzione per alcune caratteristiche biologiche che potrebbe avere, in particolare quella di potersi diffondere più facilmente. In Campania, comunque, ad oggi non l’abbiamo riscontrata. Lo stesso vale per altre varianti, come quella di recente osservata in Sud Africa».
Quanti tamponi avete finora analizzato?
«Circa seicento».
Chi fa parte del vostro gruppo multidisciplinare?
«Al progetto partecipano esperti di più Dipartimenti delle Università di Salerno, della Campania Vanvitelli e di Napoli Federico II e del Campus Biomedico di Roma, ma il network si sta via via allargando ad altri centri interessati alla nostra ricerca, anche di altre regioni, grazie anche all’attività del capofila del progetto, il Centro di Ricerca Genomica per la Salute».
Perché sono così importanti i vostri studi sul Covid-19?
«Per tre motivi: primo perché fotografano nel tempo e nello spazio l’andamento dell’epidemia seguendo la genetica del virus, e quindi la sua evoluzione, poi perché il monitoraggio in corso ci consente di individuare l’eventuale comparsa di nuovi ceppi virali che possano essere indicativi di un differente comportamento biologico del microorganismo e, infine, perché in parallelo stiamo lavorando anche per la messa a punto di un protocollo che possa essere utilizzato per identificare varianti virali in modo più semplice e rapido, oltre che meno costoso, e quindi anche in assenza di strumentazioni particolarmente sofisticate».
La virologa Ilaria Capua ha detto che da questa situazione non ne usciremo prima del 2023. Lei che ne pensa?
«Non me la sento di pronunciarmi su questo, ma dal mio punto di osservazione e da quanto recepisco dagli esperti con cui interagiamo sia in Italia che all’estero mi sono fatto l’idea che le cose con il vaccino tenderanno a migliorare progressivamente, ma prima di ritornare alla “normalità” pre-Covid dovremo pazientare ancora a lungo».
