CdM, l'editoriale di Di Stasio: "Allenatori, il calcio non imiti la politica"

Rassegna Stampa  
CdM, l'editoriale di Di Stasio: Allenatori, il calcio non imiti la politica

il calcio non imiti la politica

Ultimissime Calcio Napoli - Vi proponiamo, di seguito, l'editoriale di Franco Di Stasio per il Corriere del Mezzogiorno - Campania:

"Vedere il mio Napoli nella parte destra della classifica mi addolora. Ma so che è un dato errato, casuale. In un torneo breve sarei molto preoccupato, ma in un campionato lungo e logorante come quello italiano, la qualità superiore consentirà di recuperare sulle squadre che ci precedono. Mi rifiuto di pensare che il Cagliari,il Torino, il Parma ed il Verona presentino una cifra tecnica maggiore. Hanno messo fieno in cascina, come si diceva una volta, ma il girone di ritorno è da sempre un’altra cosa. Per una serie di motivi. Il primo è che si affrontano le stesse squadre a campi invertiti, e non è cosa da poco. Poi la preparazione delle squadre provinciali prevede un inizio arrembante, per profittare del rodaggio delle squadre più importanti. I veri valori con il passare del tempo faranno la differenza. In un sistema instabile come il calcio, la legge dei grandi numeri, il teorema di Bernoulli, è una delle poche certezze. Ad esempio, se una squadra di categoria inferiore affronta il Barcellona in partita secca, ha una pur remota possibilità di vincere, in teoria apparendo più forte. Su 100 partite le perderebbe quasi tutte, rendendo manifesta la sua inferiorità. Il Napoli è per me fra le prime 6 squadre, deve riuscire a dimostrarlo. Ma per farlo i protagonisti devono essere messi in condizione di poter evidenziare la propria superiorità tecnica. E la qualità non può prescindere dalla serenità e dalla voglia. La mente deve essere sgombra,la concentrazione in uno sport professionistico è alla base della prestazione. Stiamo assistendo ad errori clamorosi, troppi. E consecutivi, c’è qualcosa che non va. Ad alti livelli gli errori si pagano a caro prezzo. Da medico mi sento in dovere di prescrivere una terapia, ma non quella tecnica, invaderei un campo che non mi compete. Da questo punto di vista sono un italiano atipico. I valori del popolo italiano sono stati enfatizzati nel palazzo delle Civiltà dell’EUR. Alle 28 statue che servivano al regime fascista per celebrare le presunte virtù italiche, manca quella dell’allenatore. Si, perché mentre ognuno si può riconoscere in una particolare virtù, io per esempio sono poco incline alla santità e più alla navigazione, tutti sono allenatori. Ormai il 4-4-2 e il 4-3-3 sono la vera divisione di questi anni, hanno soppiantato la ideologia di destra e di sinistra. Non mi stupirei di vedere cortei inneggianti all’uno o all’altro schema. E gli allenatori si stanno adeguando. Non va bene, corriamo il rischio di scimmiottare comportamenti politici che hanno ormai stancato. Il calcio è emozione, in campo vanno i calciatori, non gli insopportabili robottini, testimonial di una rete di telefonia. Dietro ogni club c’è una storia, lo sanno bene gli inglesi, che la alimentano e la rispettano. Sia quella remota che quella recente. Leggo in questi giorni di critiche da parte di Gattuso per la gestione Ancelotti. Sono certo, conoscendo i loro rapporti, che siano state male interpretate le parole di un uomo di calcio troppo esperto. E meridionale, quindi educato e rispettoso. Criticare la gestione precedente non conviene, bisognerebbe tirare in ballo altri fattori. Terapia: guardare avanti, programmare e lavorare. Ancelotti è stata una presenza prestigiosissima nella nostra squadra, che per una serie di fattori concomitanti non è continuata. Ora c’è Gattuso, va sostenuto. Con la sua identità, la sua storia. Per me tutti quelli che indossano idealmente la maglia azzurra sono napoletani. E di tutti seleziono i lati positivi ed i risultati ottenuti. Potrebbe essere una terapia verso una disaffezione strisciante. Forza Napoli".

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