Auriemma scrive: "Il Napoli ha già conquistato uno scudetto: quello della mentalità. Da Benitez a Sarri..."
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Non vi sarà sfuggito che il Napoli ha già conquistato uno scudetto, quello della mentalità. E’ cambiata, oggettivamente in meglio, con l’arrivo di Maurizio Sarri che ha raccolto i cocci della gestione Benitez e li ha riutilizzati, valorizzati, come fa il rigattiere che trova un De Chirico nel pattume. E’ questione di logica, scollegata dagli interessi personali di cui grondava il lato tecnico del Napoli fino a maggio scorso, ma anche di fisica, di matematica, geometria ed un brandello di fortuna: c’è un po’ di tutto in questo gruppo vincente oltre ogni aspettativa ed esaltato dai 4 punti cardinali intorno ai quali ruota un meccanismo che gira all’unisono.
Ci hanno insegnato che nulla accade per caso sotto questo cielo e l’unica variabile imprevista, la congiuntura favorevole, è rappresentata dalla buona sorte che non può fare difetto alle umane imprese terrene. Fatte di strategia e calcolo, di uomini che incarnano i progetti e li trasportano fino al compimento degli stessi, per poi accorgersi che tra l’apparire e l’essere c’è l’illuminazione dell’ideatore nella scelta oculata del genio. Ogni successo è anche questione di logica, della rigorosa razionalità che fu di Euclide, il matematico che sembra rivivere nella geometria imperfetta di Gonzalo Higuain. Il Pipita calcola quasi ad intuito e poi traccia la riga direttamente verso le porte avversarie, precisamente 11 (Legia, Midjylland, Sampdoria, Lazio, Juventus, Fiorentina, Chievo, Palermo, Udinese, Verona e Inter) quelle che compongono i 14 gol messi a segno quest’anno dall’erede di Maradona.
E poi c’è Archimede, scienziato ma soprattutto fisico, molto simile a quello dell’esuberante Pepe Reina, “inventore” anche della parata che ha permesso al Napoli di scavalcare l’Inter e raggiungere quel primato in Serie A che mancava dall’anno del secondo scudetto. Da quando il modulo è diventato più congeniale alle caratteristiche della squadra, Reina ha preso solo 4 gol in 16 partite ed i nomi Lemina, Kalinic, Ljaic, oltre al danese Pusic, possono essere ascritti a futura memoria, come “quelli che riuscirono nell’impresa” di violare la porta partenopea.
Sarri, Higuain e Reina sono il Sud, l’Est e l’Ovest, i simboli geografici sui quali c’è stata la sublimazione dell’era De Laurentiis, questo primo posto solitario in serie A, dopo il fallimento e la faticosa risalita. Se la squadra vince grazie all’esaltazione del singolo, parimenti il Napoli capolista è il frutto di un progetto non sempre condiviso dalla tifoseria e spesso accompagnato da quella dose di buona sorte che mai può mancare nelle terrene vicende. E’ questione di intuito, che non fa difetto a De Laurentiis, il presidente, ma soprattutto l’uomo che va indicato come il “Nord” del Napoli. Quello freddo nelle valutazioni e passionale nelle esternazioni, quello che sa come acquistare a poco e vendere al massimo, quello che dopo il fallimento del 2004 ha riportato 2 coppe Italia, una Supercoppa e 6 partecipazioni consecutive in Europa (in Italia a nessuno è riuscito altrettanto in questo ultimo periodo), quello che ha ricollocato il Napoli al primo posto in serie A.
E’ presto per parlare di terzo scudetto e di celebrazioni premature ad un evento che Napoli pregusta, ma senza farsi venire ancora l’acquolina in bocca.

