Ma che parlammo a fa sempe d’e stesse cose? Il Napoli è questo (almeno fino a gennaio)

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Autore Bruno Galvan Giornalista professionista · Calciomercato, Economia dello Sport e statistiche

Inutile ripetere sempre le stesse cose sul mercato, infortunati ed altro: la rosa, con pregi e difetti, resterà questa fino a gennaio. Prendiamone atto

“Ma che parlammo a fa sempe d’e stesse cose?”. Questa frase di Pino Daniele in “Je sto vicino a te” calza a pennello per quello che stiamo vedendo in questo momento del Napoli. La squadra è la stessa ma i giudizi cambiano di partita in partita. E allora ci tocca leggere di un De Bruyne da fenomeno con il Frosinone poi da ultimo della classe con Villarreal e Venezia, del solito problema chiamato Lucca, degli infortuni a ripetizione, del turnover prima osannato nel periodo Conte poi criticato adesso e del non mercato della società.

A cosa serve tutto questo quando ci apprestiamo alla fine del mese di ottobre? Il Napoli è sempre stato e sarà questo anche in avanti. Bisogna prenderne coscienza e capire - una volta per tutte - pregi e difetti di una rosa anagraficamente un anno più vecchia e non adeguatamente rinforzata. Più che Allegri e Manna, che hanno comunque delle responsabilità importanti, questo Napoli è figlio prettamente della decisione aziendale di ottimizzare le risorse umane - come dicono quelli bravi - per dimostrare la bontà delle scelte fatte un anno fa. In parole povere, si sta cercando di dimostrare che il Napoli era forte anche lo scorso anno senza gli infortuni.

Quando una società fa questa scelta aziendale, sulla panchina puoi metterci chi vuoi ma il risultato finale può discostarsi di poco rispetto all’attuale classifica in A ed in Champions. De Laurentiis, se deve rimproverare qualcuno, quel qualcuno si chiama sé stesso. Chi ha dato carta bianca lo scorso anno a Conte facendo spendere molto - decisamente troppo rispetto al valore reale dei cartellini - per diversi calciatori? Chi ha dato il placet a quelle cifre? Il peccato originale nasce lì.

Da imprenditore ha provato a riequilibrare il bilancio dopo il bagno di sangue. Ha scelto Allegri per mantenere un allenatore importante ma i problemi sono rimasti praticamente gli stessi: parco calciatori sempre di più svalutato, numero di infortunati alto, squadra poco costante e senza un’identità di gioco. E adesso? Bisogna guardare al presente ed al futuro. Basta tirare fuori le solite storie da giugno scorso. Il passato lo conosciamo tutti così come gli errori commessi. Non è questione di voler mettere la polvere sotto al tappeto ma di guardare in faccia alla realtà. Il Napoli è e sarà questo almeno fino a gennaio. Poi, chi vivrà vedrà.

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