È acqua che non toglie sete

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È acqua che non toglie sete

La vittoria con il Braga non può bastare.

Calcio Napoli - Al triplice fischio finale di Braga-Napoli un po' tutti si sono scatenati sull'esultanza da gruppo fatta da Giovanni Di Lorenzo dopo la rete del provvisorio 0-1 azzurro. C'è chi sostiene sia stato un segnale che il capitano ha voluto dare all'esterno e chi invece sostiene sia stato escluso Garcia da quel momento gioioso poiché ci sarebbero delle crepe interne. L'ufficio facce e/o comportamenti post esultanze non è un gioco che personalmente appassiona. Se volessimo basarci su questi dettagli, dovremmo richiamare anche l'esultanza che la squadra fece con Carlo Ancelotti in panchina sempre in Champions League. Anche lì mucchio selvaggio, come ama dire il grande Sandro Piccinini, salvo poi avere l'ammutinamento qualche tempo dopo.

Tralasciato dunque il discorso da psicanalista, bisogna dire che il successo di Braga è acqua che non toglie sete e soprattutto i dubbi sulla gestione tecnico tattica di Garcia. Il Napoli quando crea azioni da gol, ne spreca tante per la qualità che ha a disposizione. A fare da contraltare c'è poi una fase passiva piuttosto allegra, lenta e distratta. Va detto che buttare la croce soltanto sui quattro difensori è un esercizio sbagliato che denota per certi versi anche la mancanza di conoscenze calcistiche da parte di chi muove questa critica (legittima per carità). Una squadra si difende in tutti i suoi calciatori di movimento e non solo in un unico reparto. Basta una lettura sbagliata di un singolo per innescare il tasto 'allert'. 

La Champions League ci dà un Napoli ancora incerto e per alcuni tratti piuttosto rivedibile. Garcia prova a stemperare la tensione con buoni sorrisi davanti alle telecamere, ma al contempo dimostrandosi molto diretto in ciò che dice. Quest'ultima è una dote che gli va riconosciuta. Chiedergli ogni volta se ha sentito De Laurentiis è un esercizio che infastidisce un po' tutti, in primis Rudi. Al termine di una gara, di solito, nessun presidente chiama un allenatore. Semmai lo fa il giorno dopo analizzando le cose. Fermiamoci alla critica sana e costruttiva. Il gossip, l'ufficio facce, gli abbracci intenzionali, non aiutano. Soffermiamoci sulle cose da campo. Il passato probabilmente non ha insegnato nulla a Napoli e dintorni.

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