Prof. Clemente di San Luca: "Si deve smettere di parlare degli errori degli arbitri in maniera impropria, altro che invettiva da bar-sport"

Notizie fonte : Guido Clemente di San Luca
Prof. Clemente di San Luca: Si deve smettere di parlare degli errori degli arbitri in maniera impropria, altro che invettiva da bar-sport

Due settimane dopo. Se alla presentazione del libro c’erano tanti riflettori, vuol dire che abbiamo fatto una cosa importante. Bisogna impegnarsi ancora per spiegare meglio il senso del nostro impegno. A gennaio sarà presentato anche a Roma.

Il numero di coloro che, secondo qualcuno, ci avrebbero riso dietro è assai inferiore a quello di chi ha plaudito all’iniziativa. Chi avanza questa critica persevera nell’errore di lettura compiuto dai martiri della rivoluzione partenopea del 1799: l’incapacità di comunicare con la plebe, che, non cogliendo i benefici che avrebbe potuto trarre dall’affermazione dello Stato di diritto, finì per rinsaldarsi col sovrano dello Stato assoluto. Ecco, un merito può certamente ascriversi alla nostra iniziativa: aver almeno compiuto uno sforzo per ricordare al grande pubblico, attraverso il semplice linguaggio del calcio, i principi fondamentali della democrazia, che i borghesi illuminati del ’99 non riuscirono a spiegare. La spocchia snobistica con cui si vuole liquidare il nostro sforzo, che si commenta da sé, trova risposta nel recente richiamo di Zagrebelsky al dovere di resistenza civile. Altri hanno palesato una lettura superficiale del libro. Probabilmente offuscati dalle semplificazioni giornalistiche che ne hanno mediaticamente sintetizzato il significato. Sintesi che però ha avuto il pregio di avvicinare il grande pubblico a un tema basilare.

Se si afferma che lo Stato di diritto non ha nulla a che vedere con il calcio – come ha fatto il Presidente Cantone, autore peraltro di un libro (Football clan. Perché il calcio è diventato lo sport più amato dalle mafie) che sembra testimoniare il contrario – vuol dire che non si è colto lo scopo di divulgazione del tema. Il che è paradossale se si considera che invece è assai vicino alla mission dell’ANAC. Il cui principale obiettivo è di prevenire la corruzione, non di reprimerla. Il ragionamento complessivo del libro ha l’intento di migliorare per il futuro l’assetto delle regole del calcio e la loro concreta applicazione, non di rivendicare i torti subiti.

Perché si deve smettere di parlare degli errori degli arbitri in maniera impropria. In gran parte, tali errori integrano decisioni illegittime, assunte cioè contra legem. Vanno quindi chiamati con il loro nome. Abbiamo provato a spiegarlo in modo chiaro. E aspettiamo che le nostre dimostrazioni vengano confutate con gli argomenti propri della scienza giuridica. Non attraverso l’invettiva da bar-sport.

Sì, da quanto hanno visto, i tifosi (ed io fra loro) sono convinti che il risultato dello scorso campionato sia viziato da una frode. Ma questa è solo una sensazione. Giuridicamente provabile solo all’esito di un processo penale, che non c’è stato. Abbiamo dimostrato, però, che alcune cruciali decisioni arbitrali sono state obiettivamente illegittime. Che ciò sia dipeso da imperizia ovvero da dolo non c’interessa in quanto studiosi. Tuttavia, fuori dagli equivoci, si tratta di decisioni illegittime. E non possono essere liquidate come errori paragonabili a quelli commessi da calciatori e allenatori. Perché gli arbitri giudicano della conformità delle azioni alla norma. E nonostante nel ragionamento dei grandi media nazionali, quindi trasferito nell’opinione pubblica, sia assunto come vero, il principio per cui «alla fine gli errori si compensano» è privo di fondamento scientifico (lo conferma un autorevole collega di Logica matematica).

Devo ringraziare anzitutto Raffaele Cantone e Filippo Patroni Griffi: la loro presenza ha dimostrato che, nonostante gli insulti ricevuti (per reagire ai quali è partita una querela), l’Università resta il luogo privilegiato dello studio e del confronto delle idee, per far progredire le conoscenze e trasmettere la loro continua evoluzione alle giovani generazioni; e dimostra anche che l’amicizia quanto più è vera tanto più non fa velo alla diversità di opinione. Poi i Rettori dei cinque Atenei campani che, patrocinando la presentazione del libro, hanno confermato il ruolo insostituibile delle Università nella costante coltivazione del pensiero libero, e perciò della democrazia che su di esso si basa. Ancora, Maurizio De Giovanni e Amerigo Restucci, i cui raffinati interventi hanno restituito il contesto culturale del tutto, dimostrando quanto sia importante la interdisciplinarietà, soprattutto per le scienze sociali. E Paolo Chiariello, la cui testimonianza ha chiarito quanto la stampa può essere coerente con la sua propria missione: uno di quei rari casi in cui si fa fatica a distinguere fra ontologia e deontologia. Il che mi è stato confermato dal lavoro dietro le quinte di Roberto Conte, motore organizzativo inesauribile. Ringrazio infine: l’arbitro Gavillucci, la cui vicenda spiega il prezzo che purtroppo si paga per rispettare le regole; il Presidente dello Juventus club Parlamento, avv. Paniz, che ha dichiarato di voler combattere con noi la battaglia per il rispetto delle regole; le tante persone presenti (più di 400) e tutte quelle che continuano a manifestare apprezzamento. Anche per loro non ci fermeremo.

Guido Clemente di San Luca

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