Legrottaglie: "Vi dico la mia su questo Napoli: dietro quello sfogo di Allegri..."
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Il commento sul Napoli
Ultimissime Calcio Napoli- Nicola Legrottaglie ha analizzato il momento del Napoli e la reazione di Massimiliano Allegri la gara di Firenze e non solo ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli. Di seguito le dichiarazioni riportate dall'emittente radiofonica sul suo sito.
«Allegri a un temperamento, come tutti. Penso che abbia notato delle cose che non si aspettava e questo diventa uno spunto per capire dove lavorare».
Sulla durata della sfuriata dell’allenatore e sulla necessità di trasformare la rabbia in lavoro:
«Penso che sia stata una sfuriata di cinque minuti. Con l’esperienza che ha Allegri sarà rientrato subito dopo poco tempo, perché sa che le cose non si risolvono arrabbiandosi, ma lavorandoci».
Legrottaglie ha poi parlato del lavoro che Allegri potrà svolgere durante la sosta per le nazionali:
«Occuperà il tempo per allenarli in maniera personalizzata. Questo è l’unico modo per poter avere efficacia nel lavoro. Se hai pochi giocatori, dieci o dodici, lavori singolarmente sulle loro lacune, dove devono crescere».
Sulle esercitazioni che potranno essere svolte con il gruppo rimasto a disposizione:
«Faranno partitine, amichevoli, li faranno giocare. Ma penso che non si possa fare altro lavoro, perché non puoi lavorare realmente di squadra e di collettivo».
Sul peso dell’aspetto mentale nel calcio:
«La testa è tutto. È un aspetto che va allenato».
Legrottaglie ha spiegato anche quanto sia importante allenare i giocatori alla capacità di prendere decisioni:
«Per emozionarli devi metterli sempre nella condizione di scegliere, di essere giocatori pensanti. In una partita ci sono milioni di decisioni. L’aspetto più importante è quante decisioni prende un giocatore durante l’allenamento e in quanto tempo le prende».
Sul giudizio nei confronti di Allegri e sul rischio degli stereotipi:
«Viviamo in un mondo di stereotipi, di persone che seguono quello che dicono gli altri. A volte una riflessione personale diventa una verità».
Legrottaglie ha poi raccontato la propria esperienza personale legata agli stereotipi:
«Quando giocavo ed è stata resa pubblica la mia fede, è nato lo stereotipo che parlassi di Dio invece di allenare o di giocare. È mortificante».
Sulla necessità di avere fiducia nel progetto tecnico quando si sceglie un allenatore:
«È una questione di concetto, di fiducia e di stima verso un progetto e verso una persona che scegli per allenare la tua squadra. Se ci credi devi portarlo avanti».
L’ex difensore ha quindi invitato ad attendere prima di formulare giudizi definitivi sul lavoro di Allegri:
«Parliamone alla fine. A volte si parla all’inizio perché bisogna parlare, però lasciamolo lavorare».
Sul tempo necessario per cambiare l’identità del Napoli:
«Il Napoli viene da due annate molto particolari, con un altro tipo di mentalità e un altro allenatore. Cambiare oggi l’identità di una squadra richiede veramente due o tre mesi».
Legrottaglie ha sottolineato anche la necessità per Allegri di conoscere progressivamente i suoi giocatori:
«Devi capire cosa c’è nella testa di De Bruyne, di McTominay. Devi riorganizzare e riordinare la mente di tutti e ci vuole tempo».
Infine, sul lavoro che dovrebbe coinvolgere l’intera squadra e non soltanto l’allenatore:
«Non possono focalizzarsi su Allegri, ma devono focalizzarsi sulla squadra, sui valori, sul prestigio della città e sul blasone del club».
