Galli: "Settore Giovanile? Spero non non arrivino tagli: si deve investire in strutture e stadi"

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Galli: Settore Giovanile? Spero non non arrivino tagli: si deve investire in strutture e stadi

News calcio, Galli parla del settore giovanile e degli investimenti negli stadi e nelle strutture

Ultime calcio - Filippo Galli, dirigente sportivo ex responsabile del settore giovanile del Milan, è stato intervistato su Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio:

Galli

"Per quanto mi riguarda la quarantena l'ho fatta a casa, in famiglia, con sollecitazioni dal punto lavorativo. Diciamo bene rispetto a chi ha avuto grandi problemi: io vivo a Monza, e ce ne sono stati davvero tanti. Ho sempre pensato che qualcuno dovesse prendersi responsabilità, per quanto riguarda il calcio: sentivo uscire notizie ma poi non si decideva. Fino a poco tempo fa poi i tamponi venivano negati persino a chi stava male, e c'era un aspetto etico sul garantire i tamponi al calcio: vero che è un'industria importante, e se si ferma lo fa anche l'indotto, ma non è stato facile. Non mi sento comunque di dare responsabilità su quello che non è stato fatto".

L'idea playoff-playout per la Serie A la convince?
"Siamo in una situazione di campionato in cui regna l'indecisione, e sarebbero una soluzione che porta comunque interesse e mette in gioco le prime della classe. Ci sta una cosa del genere, ovviamente ci sarà sempre chi è scontento. In questo momento bisogna accettare le decisioni. Va capito però che tipo di playoff saranno, cosa ci si giocherà. Serve buonsenso, coinvolgere l'ottava in una sfida Scudetto non mi sembrerebbe giusto, per esempio. Ci saranno dei criteri minimi, questo lo dò per scontato".

In questo momento il futuro di scuola e calcio giovanile è incerto.
"Sicuramente è preoccupante, la base rischia di subire le maggiori conseguenze da stop ed eventuale mancanza di fondi che ne consegue. Nei dilettanti si vive dell'indotto intorno a partite ed allenamenti, verrebbe meno una fetta importante dei contributi. Mi auguro in una presa di posizione ed un aiuto concreto da parte degli enti istituzionali".

Probabile che a settembre vedremo ripartire entrambe le cose?
"Penso che anche da parte delle famiglie ci sia paura e diffidenza. Prima di pensare alla ripresa dell'attività vorrei valutare anche quali strascichi sono stati lasciati sui ragazzi, ma anche sugli allenatori stessi. Si dovrà fare un quadro più completo rispetto alle situazioni psicologiche delle varie persone. Stiamo forse precorrendo un po' i tempi. Speriamo si trovi una soluzione per far divertire i bambini in sicurezza".

Diventeranno ancora più importanti i responsabili giovanili, quindi?
"Assolutamente. Sono per un approccio multidisciplinare, con una comunicazione atta a dare il miglior servizio possibile ai ragazzi, un supporto psico-pedagogico necessario per lo stress dovuto al cambiamento radicale delle abitudini. Sarà bene non sottovalutare tutti questi punti interrogativi. Ci vorranno competenze trasversali, oggi questo ruolo è un po' tralasciato, ma rispetto alla tecnica non si potrà fare a meno di sostegno psicologico, pedagogico sul percorso di questi bambini. Senza principi educativi è un problema, forse non ha senso. Questa figura dovrà avere una preparazione particolare, e potrebbe essere paradossalmente uno sprone in più per capire l'importanza del ruolo, che non si potrà più improvvisare. La passione non può essere sufficiente".

Ci si potranno aspettare riforme su strutture e settore giovanile?
"Spero che non venga considerato come sempre un costo, e quindi che si vada a tagliare ulteriormente. Bisogna stare attenti perché il settore giovanile significa avere risultato a medio-lungo termine: serve lungimiranza e volontà. Si pensa a risparmiare adesso, ma poi i costi diventano per forza di cose aggiuntivi. Non solo tra i professionisti: anche tra i dilettanti hai un costo inferiore se cresci in una società rispetto a quello che arriva da fuori".

Ci saranno 124 partite a porte chiuse. Cosa significa?
"Viene richiesto qualcosa in più al calciatore, la capacità di riuscire a performare senza il contesto abituale e le cose importanti della partita, dello spettacolo. Conosciamo però le necessità di club e televisioni: show must go on. I giocatori dovranno essere bravi a superare le difficoltà, come stanno facendo in Germania penso lo potranno fare anche i nostri calciatori, ora aspettiamo cosa sarà deciso il 28".

Sappiamo quanto conti l'ultima tranche dei diritti tv nel voler riprendere. Sarà sostenibile tutto anche nel 2020/21?
"Chiaro che c'è preoccupazione, o che ci dovrebbe essere. Credo si debba cercare di dipendere meno dai soli diritti tv, anche se sappiamo quanto sono fondamentali. Bisogna investire nelle strutture, in stadi che portino incassi sia dal giorno della partita che dal merchandising. Dovremmo guardare l'Inghilterra: hanno saputo creare un modello e un prodotto che vende in maniera incredibile. Anche per loro la voce dei diritti tv è importante, ma non è l'unica a portare grandi entrate. Si dice sempre che l'Italia sa uscire dalle difficoltà facendo forza comune: speriamo sia così".

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