Fiorentina-Napoli 1-1: Paolo Del Genio commenta la gara e il momento azzurro negli studi di Canale 8 per 'Ne parliamo il lunedì'.
Se la società ha affrontato con tanto ottimismo il mercato, per la serie "Tanto siamo forti, primo, secondo, ma la Champions la teniamo già in tasca", è un errore. È un errore che abbiamo sempre, una scissione che abbiamo sempre combattuto, ed è un errore che ci dovremo trascinare dietro almeno fino a gennaio, ma forse fino a fine anno.
E quindi questo c'è. I giocatori, ovviamente, sono al centro di questo tipo di critica alla società e quindi sono dei calciatori, molti di loro, che potrebbero aver avuto già il prime e quindi, inevitabilmente, non possono dare il meglio nella fase di questa stagione, men che meno nelle prossime. Perché dobbiamo anche aprire la parentesi che, per alcuni di loro, ci saranno le prossime, perché ci sono dei rinnovi lunghi e questo è un altro errore della società.
Quindi, detto questo sulla società e sui problemi dei calciatori e sulla strana valutazione che ha fatto la società su questo organico, sicuramente per ragioni economiche. Non penso per incapacità tecnica di valutazione del valore: per ragioni economiche.
Però non possiamo togliere tutte le responsabilità ad Allegri, perché Allegri innanzitutto commette l'errore di valutazione che noi non commettiamo: lo commette lui su questo organico, ritenendolo — l'ha detto cento volte in cento interviste — un organico in grado di fare grandissime cose.
Forse con un pizzico di presunzione, pensando di poter addirittura apportare dei miglioramenti quanto al logorio psicofisico che aveva trasmesso alla squadra Conte. Dice: "Io non gli trasmetto questo, sono buoni, li recupero e li rilancio ai massimi livelli".
Un pizzico di presunzione e poi, sicuramente, anche la gestione delle singole partite non perfetta, ma io direi più la gestione complessiva del suo atteggiamento.
E cito due dati che condannano pesantemente Allegri, sui quali Allegri deve lavorare, da persona intelligente qual è, per migliorarli.
Il primo è un dato statistico sul lungo, perché è inutile che ci soffermiamo sulle singole partite. Perché le singole partite è bello commentarle, però c'è sempre l'episodio: "E se quello la pigliava meglio? E se quello la faceva, la potevo vincere, la potevo perdere". E non hanno un grande senso queste analisi qui.
Perché è chiaro che tu ti tiri sempre l'acqua al tuo mulino e ricordi sempre la grande parata del portiere avversario, non la grande parata del tuo portiere, il palo che hai preso tu e non il palo che hanno preso gli avversari. Quindi non servono a nulla queste analisi qui.
Sul lungo, tutte le analisi, i dati statistici hanno invece valore e meritano approfondimento.
Massimiliano Allegri: il trend di quasi un girone. Sedici partite sono quasi un girone di un campionato. Nelle ultime 16 partite come allenatore — 10 col Milan e 6, 5 di campionato e 1 di Champions con il Napoli — Massimiliano Allegri, con il Napoli e con il Milan, cioè con Højlund, De Bruyne, Anguissa, McTominay, Rrahmani, Lobotka, con Rabiot, Modri?, Leão, Pulisic, Maignan, cioè non con i primi scappati di casa, nelle ultime 16 partite ha totalizzato 16 punti.
Deve lavorare sulle sue idee di calcio che, evidentemente, non portano più al risultato, che è stato sempre il suo punto di forza: arrivare al risultato.
Se fa 16 punti nelle ultime 16 partite con questi giocatori — che, capisco, possono presentare tutti quanti delle problematiche, delle difficoltà, le società, i giocatori, tutto quello che volete voi, sono d'accordo — però un allenatore, quando le cose vanno male, con questo tipo di società e di squadre, con questo tipo di giocatori, su 16 partite, quando vanno male, deve viaggiare dai 25 ai 30 punti.
Deve viaggiare dai 25 ai 30 quando vanno male. La media è 2, non 1.
Si tira dietro e va incontro a qualche difficoltà perché poi difende male. Non facciamo una volta fuorigioco, che è una tattica che si può usare, e siamo sempre molto bassi. Quello che prendiamo sono sempre tutti quanti uguali.
E io non dico che ne doveva fare 40 di punti in 16 partite. Non voglio manco dire 32, che cito 32 per dire la media punti con gli stessi giocatori e con tanti infortunati del suo predecessore, perché l'anno scorso il Napoli ha chiuso a 76 punti. 38 per 2 fa 76: 2 di media punti a partita con Antonio Conte, pieno di infortuni.
Quindi, con tutti i difetti, Conte ha trovato il modo per fare 2. Qua si può fare 1,5, 1,8, ma non si può fare 1.