"Sei pronto a fare la guerra?", Fusco racconta Spalletti: "Aveva le chiavi del Castellani! Una sua follia diede la stura alla salvezza dell'Empoli in A" [ESCLUSIVA]

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Sei pronto a fare la guerra?, Fusco racconta Spalletti: Aveva le chiavi del Castellani! Una sua <i>follia</i> diede la stura alla salvezza dell'Empoli in A [ESCLUSIVA]

Pietro Fusco in esclusiva a CalcioNapoli24

Napoli calcio - Pietro Fusco è stato uno dei primi rinforzi dell'Empoli di Luciano Spalletti che si affacciava in Serie A nel campionato 1997-98. Il difensore napoletano, attuale direttore sportivo della Cavese in Serie D, racconta la sua esperienza agli ordini del mister.

Fu lui a volerti ad Empoli?

“Presumo di sì. Ero nel Castel di Sangro dei miracoli in serie B e feci due grandi partite proprio contro l’Empoli. Arrivai lì perché fu ceduto Birindelli alla Juventus e scelsero me che avevo un po’ le sue caratteristiche. Ho fatto solo un anno con Spalletti ma è come se fossero stati quattro (ride ndr)”

Quale fu il tuo primo impatto con Spalletti?

“Ricordo mi disse “Sei pronto a fare la guerra?”. Quell’Empoli era una sua creatura perché era composto da giocatori che vinsero prima il campionato di serie C e B con Luciano. Eravamo un gruppo di sconosciuti che doveva dare l’anima e non solo per salvarsi.  Personalmente mi ha dato tanto sotto tutti gli aspetti. Ricordo il martedì mi teneva sotto quindici minuti per farmi vedere gli errori che commettevo ed allo stesso tempo mi aiutava tantissimo a correggerli. Ridevamo insieme quando facevo un errore contro i tanti fuoriclasse che all’epoca c’erano in A. In allenamento era un martello, praticamente viveva allo stadio: possedeva fisicamente le chiavi! Lo trovavi lì dalle 8 di mattina fino alle 20. Era uno maniacale”

A proposito di fuoriclasse dell’epoca, ci spieghi l’aneddoto Ronaldo?

“La domenica precedente a Vicenza ricevetti un colpo sullo zigomo, mi si aprì tutto e fui costretto a mettermi ben sei punti di sutura fino all’occhio. Rimasi a riposo fino al giovedì. Il mister mi disse subito che non avrei giocato contro l’Inter. All’epoca ero molto impulsivo, gli dissi che mi sarei buttato in mezzo al campo lo stesso. Andò a finire che mi schierò e feci anche una grandissima partita”

La cosa più pazza fatta da Spalletti in quella annata con te?

“Era un periodo in cui i risultati non arrivavano. Decise di portarci a cena con il pullman della squadra a Porto Venere, una zona che lui conosce come le sue tasche. Successivamente andammo qualche ora tutti insieme in discoteca, era un giovedì. La domenica battemmo il Parma per 2-0. Ecco, questo è Luciano. Quella sua trovata folle ci diede la stura per salvarci”

Che capitano era Baldini? Te lo saresti aspettato al fianco di Spalletti?

“Daniele era il capitano nel vero senso della parola. Parliamo di un uomo dal grande carisma. Me lo sarei aspettato più direttore sportivo che collaboratore tecnico. Con lui ho condiviso molte cose, fu lui a regalarci la salvezza con il gol decisivo contro il Vicenza all’ultimo minuto”

Quella gara sancì la fine del ciclo empolese di Luciano

“Pagammo a caro prezzo il suo addio perché poi retrocedemmo. Sapevamo già che ci avrebbe lasciato perché poi le voci giravano ma lui non ha mai mollato niente”

Tra te, Martusciello, Esposito e Ametrano chissà quanto napoletano avrà sentito

“Parlavamo in madrelingua tra di noi (ride ndr). La cosa divertente è che Spalletti pensava ogni volta stessimo parlando male di lui quando invece si parlava di altre cose. Lui, appena, ci sentiva parlare napoletano ci diceva: “Inutile che fate i furbi parlando napoletano per dire cose negative su di me. Poi ci vediamo al campo”

Quanto sei felice di vederlo nella squadra del tuo cuore

“Sono fiero ed orgoglioso sia sulla panchina del Napoli. Sta facendo molto bene. Tra lui, Baldini e Domenichini c’è un rapporto che va ben oltre il calcio”

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