Bordin a CN24: "L'affetto dei tifosi del Napoli mi aiutò a superare il tumore alla tiroide. Perché scelsi di non calciare il rigore contro l'Inter. Diventai capitano in Portogallo: due aneddoti sulla tournée a casa di Diego" | VIDEO
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Roberto Bordin ha raccontato in esclusiva a CalcioNapoli24 i suoi 4 anni vissuti con la maglia del Napoli. Tanti aneddoti da parte dell'ex capitano azzurro
Roberto Bordin è stato uno dei simboli del Napoli della metà degli anni novanta. Il centrocampista è stato anche capitano della squadra azzurra. “Quella fascia mi fu data da Pino Taglialatela” ha raccontato l’ex calciatore ai nostri microfoni. Un viaggio nel passato di Roberto in maglia azzurra con aneddoti inediti ed il rammarico di non essere riuscito ad alzare un trofeo da capitano con quella finale di Coppa Italia contro il Vicenza che resta tutt’ora per lui una ferita aperta. Un racconto che Bordin ha fatto nella “Notte dei Leoni” con le Napoli Legends che hanno affiancato al calcio un progetto anche per il sociale: l’evento è infatti legato a iniziative di beneficenza sul territorio campano, con fondi destinati alla ricostruzione del Teatro del Carcere Minorile di Nisida e al sostegno della Fondazione Santobono Pausilipon, impegnata nell’assistenza pediatrica.
Bordin a CalcioNapoli24, l’intervista all’ex capitano del Napoli
Ultime notizie SSC Napoli - Roberto Bordin si è raccontato ai microfoni di CalcioNapoli24 TV dall’Hotel Palazzo Esedra, ripercorrendo le tappe principali del suo quadriennio vissuto nel Napoli. Di seguito le sue dichiarazioni:
Il Napoli è sempre stato nel tuo destino. Fai l’esordio in A, con la maglia del Cesena, nel 1987 contro gli azzurri al Manuzzi
“Quando fai l’esordio in A non puoi non ricordarlo. Giocai contro Maradona e perdemmo 1-0. Non potrò mai dimenticarlo anche perché poi quella squadra contro cui ho esordito, qualche anno dopo, diventerà la mia”.
Al Napoli arrivi 93-94 con Marcello Lippi allenatore. Raccontaci come nacque quella trattativa
“Con Lippi avevo giocato già l’anno prima all’Atalanta, ma con lui c’era un feeling già diversi anni poiché già dal Cesena eravamo comunque rimasti in contatto. Mi chiese se volevo seguirlo anche al Napoli e, per me, questo rappresentò uno step in più per la mia carriera da calciatore perché andavo in un grande club. Ho scelto di venire a Napoli, ci fu lo scambio con Alemao. Scelsi Napoli con grande entusiasmo”.
Cosa ha rappresentato per te indossare la fascia da capitano del Napoli
“Una grande responsabilità verso la gente di Napoli. Negli anni ho poi capito l’importanza che la squadra ha per la città, qui si vive solo per il Napoli ed i suoi calciatori. Indossare la fascia è stato un onore, me la diede Pino Taglialatela in Portogallo; se non erro dovevamo giocare contro il Boavista. Fu emozionante davvero. Fu una grande responsabilità, come ho detto, perché andavo a rappresentare in campo una città come Napoli”.
Con Lippi arrivò la qualificazione alla Coppa Uefa. Quel Napoli non aveva una società solida come adesso, ma voi siglaste un vero e proprio patto per centrare questo prestigioso traguardo
“Facemmo un patto per tenere sempre il gruppo unito ed andare in un’unica direzione che era quella di fare bene per raggiungere questo grande obiettivo. A Foggia, centrammo la Coppa Uefa con gol di Di Canio che ci permise di scavalcarli alla penultima giornata”.
Dopo Lippi, hai avuto un altro grande allenatore a Napoli come Vujadin Boskov. Avrai sicuramente qualche aneddoto su di lui…
“Lui è stato una grande persona prima ancora che un grande allenatore. Era sempre vicino ai calciatori, sapeva come stimolarti o dirti la parola giusta. Raramente ti attaccava se non per crescere. Ogni giorno con lui era un aneddoto perché faceva tante battute da campo. Lui era così. Boskov era un allenatore che riusciva a capire a livello psicologico chi allenava”.
Nel 1996-97 annunci alla stampa che non prenderai parte al raduno per gravi problemi di salute
“Scopro questo tumore alla tiroide dopo aver fatto con la squadra una tournée in Cina. Decisi, per evitare qualsiasi tipo di problema o malinteso, di raccontare tutto in conferenza prima di partire per il ritiro. Mi operai e dopo 6 mesi tornai in campo. L’operazione la feci a Napoli, scelsi di farla qui per il calore della gente. Sono sicuro che questo mi ha aiutato a recuperare al meglio anche se di carattere ero preparato mentalmente ad affrontare tutto quello. I tifosi del Napoli, subito dopo l’operazione, mi sono stati molti vicino e mi hanno permesso di recuperare prima”.
Dopo Lippi e Boskov, un altro grande come Simoni in panchina
“Sono stati tre grandi uomini, erano dei padri per noi perché erano sempre pronti al consiglio. Simoni ci voleva bene, era molto preparato. Fu un peccato che andò via prima del campionato perché si parlava dell’Inter all’epoca. Ho davvero un bel ricordo del mister”.
Per scelta decidesti di restare fuori dalla lista rigoristi della semifinale di Coppa Italia Napoli-Inter
“Confermo. Credo che il capitano non per forza debba battere i rigori, specialmente se non è un rigorista. La responsabilità fu proprio quella di prendersi la responsabilità di non battere il rigore perché non ero in grado di batterlo. Andarci solo perché ero il capitano non significava niente. Ho preferito dare spazio ad altri. Peccato poi non essere riusciti a vincere quella finale con il Vicenza. Contro l’Inter mi ricordo quel San Paolo pieno, il boato al rigore di Boghossian. Ecco, quello stadio fu un problema per chi veniva a giocare”.
La finale persa di Coppa Italia è una ferita che ti brucia ancora?
“Tanto. All’andata vincemmo con gol di Beto e sfiorammo anche il 2-0. Al ritorno non c’era più Simoni, ma Montefusco in panchina. Eravamo un po’ disorientati e perdemmo. Da capitano sarebbe stato importante alzare un trofeo, ma in quel momento non eravamo pronti per affrontare quella finale”.
È l'anno del centenario del Napoli. Cosa auguri al club?
“Sono in un momento importante, gli auguro altri 100 anni di successi. Sono contento per i tifosi del Napoli che ogni anno possono sognare sempre di competere e vincere qualcosa non solo in Italia”.
Il ricordo indelebile che ti lega al Napoli
“Ogni giorno dei miei 4 anni di Napoli è indimenticabile proprio per l’affetto che mi ha dato questa gente. Il ricordo più bello fu quello di essere andato in tournée a Buenos Aires a conoscere Maradona a casa sua. Ci regalò le magliette dell’Argentina, fu una giornata indimenticabile. Ho pranzato con il calciatore più forte del Mondo. Fu un’emozione grandissima”.

