"Non ti mando affan***" non è sessismo, ma la solita falla di comunicazione

Editoriale  
Maurizio Sarri in conferenza stampaMaurizio Sarri in conferenza stampa

Durante la conferenza post Inter-Napoli, alla giornalista Titti Improta di Canale 21 è stata fornita la seguente risposta sulle speranze scudetto: “Sei una donna e sei carina, non ti mando a fare in culo per questo motivo…” il tutto con una risata per ammorbidire i toni. 

Se fosse la prima conferenza di Maurizio Sarri allora si potrebbe anche commettere l’errore di additare il tecnico del Napoli come una persona sessista. E, dunque, sgradevole. Ma ragionare in questa direzione è da ottusi. Lo stesso allenatore si è scusato con la collega per i termini utilizzati, a tratti si sta cadendo nel ridicolo con accuse al tecnico di essere addirittura una persona sporca d’animo. 

Il problema non sta nel fatto che Sarri abbia utilizzato quel frasario con una donna, ma che non sia la prima volta. Perchè è già accaduto in passato con giornalisti del suo stesso sesso. A Iannicelli di Canale 21 fu espressamente detto di non fare domande del ca***. La questione, dunque, resta il suo rapporto sul piano comunicativo con la stampa. La genuinità e la semplicità non possono più cadere nella volgarità e diseducazione. I vaffa***, ca*** e quant’altro devono restare fuori da quella parte del mondo del calcio che arriva agli occhi e alle orecchie dell’opinione pubblica. E' un mondo già a tratti lurido di suo (e di certo non per colpa di Sarri), se a questo ci aggiungiamo i leader che hanno un seguito di folle oceaniche che cominciano a sbandare in termini di comunicazione…

“Azione da far vedere nelle scuole calcio”, l’abbiamo sentita almeno dieci volte questa frase su un possesso palla del Napoli degli ultimi tre anni. E se gli stessi bambini vedessero qualche conferenza? (Non pre partita perchè quelle non ci sono più).

Il Sarri allenatore ha raggiunto livelli inestimabili, riconosciuto come un marchio in termini di tattica e preparazione alle partite sul profilo nazionale e non. Ma a parole c’è ancora tanta strada da fare per un tecnico che ambisce alle panchine più importanti d’Europa (come è giusto che sia). 

Il calcio in cui allena oggi non è quello di trent'anni fa dove tutto o quasi era concesso. Di telecamere ce n’erano tre in campo e qualche uscita a vuoto ai microfoni era anche concessa. Il settore lavorativo in cui si trova oggi è minato di pressioni. Il tifoso è sempre più preparato ed attento, la stampa e gli addetti ai lavori fanno sì che per stare a determinati livelli sia indispensabile essere impeccabili anche con un microfono alla bocca. Se essere un toscano, sanguigno deve sfociare in questo allora comincia a piacere di meno.

I giornalisti sono lì per fare domande, le risposte sono per i tifosi, coloro che pagano per il calcio. I clienti di questo prodotto, gli stessi che godono nel vedere le squadre di Maurizio Sarri. Le risate dei colleghi, poi, hanno reso più triste un momento già non piacevole di suo...

di Leonardo Vivard - Twitter: @LeonardoVivard

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