Il modulo ibrido della capolista in due mosse, ma non è tutto oro quello che luccica...

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Il modulo <i>ibrido</i> della capolista in due mosse, ma non è tutto oro quello che luccica...

di Dino Viola

Se la falsa partenza della Juventus può rappresentare per qualcuno un tocco di originalità, l’intelligenza di Paulo Sousa ha reso meno prevedibile questo inizio di campionato che da qualche anno era un po’ avaro di novità. Il portoghese è l’uomo copertina del momento, ha rubato la scena a Sarri grazie anche al primato in classifica: i due, insieme, sono un mix esplosivo in grado di oscurare il derby d’Italia. Inter-Juventus è il posticipo serale ma l’attenzione mediatica è concentrata sul San Paolo: in questo i due tecnici hanno tanti meriti. 

Quelli di Sousa iniziano fuori dal campo, a Moena, dove è stato abile a creare empatia con l'ambiente sin dal ritiro: in particolare coi tifosi che non avevano dimenticato il suo passato juventino.  Nel campo e nella sostanza, è riuscito in breve tempo a dare un'identità di gioco. Se il possesso palla è un elemento di continuità col passato, il pressing alto è l’icona dello spirito di sacrificio che Sousa è riuscito ad infondere nel gruppo. La viola sembra correre tanto, coi timori di un calo fisico nell’arco della stagione. La Fiorentina ha ritmi alti di gioco anche grazie ad un modulo ibrido, cucito sulle caratteristiche dei calciatori e che consente di coprire al meglio il campo. 

Con lo schieramento ibrido la Fiorentina di Sousa riesce a cambiare modulo con facilità nelle due fasi di gioco. Nella fase di possesso si dispone con il 3-4-2-1: Badelj in cabina di regia, esterni larghi e con Ilicic e Borja Valero che hanno il compito di inventare alle spalle di Kalinic. In fase di non possesso La Fiorentina abbassa l’esterno sinistro, Marcos Alonso,  sulla linea dei difensori mentre Borja Valero scala dalla trequarti alla linea mediana, passando così al 4-4-1-1. 

Non è tutto oro quello che luccica. Negli occhi di tutti l’1-4 a San Siro contro l’Inter, in quelli di pochi il 3-1 incassato amaramente in casa del Torino. Due vittorie con Genoa e Carpi: quello che conta sono i sei punti conquistati ma le avversarie non furono proprio dominate. Meriti a Sousa ma stavolta la capolista non sembra di quelle imbattibili. 

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