Il benessere li pervade, c’è premeditazione

Editoriale  
Il benessere li pervade, c’è premeditazione

Il Napoli rimonta per la seconda volta in campionato

Everything in Its Right Place, cantavano i Radiohead. Tutto al posto giusto, questo è il Napoli. Il benessere li pervade, ancora una volta. Sette punti conquistati da situazioni di svantaggio in tre partite, Juventus, Leicester e Fiorentina. C’è della premeditazione in ciò che fa la squadra di Luciano Spalletti, finalmente capace di restare con la testa dentro la partita, qualcosa che sembrava irraggiungibile nel corso di questi anni. Quante volte abbiamo visto una squadra che finiva con l'abbattersi non solo dopo un gol subito, ma anche a seguito di una manovra offensiva inabile nel trovare la via del gol? Eppure, dopo un mese e mezzo di stagione, i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Se la squadra è la stessa dello scorso anno, il merito non può che provenire in gran parte dell’allenatore. Con l’arrivo di Spalletti, oltre al contributo di Anguissa e ad un Osimhen sano, il Napoli sembra aver sviluppato la capacità di giocare anche in un modo non bellissimo da vedere, ma efficace: schiacciarsi dietro per poi ripartire con il nigeriano solo in avanti non è del tutto un dramma se non per gli amanti della fluidità del gioco, come è capitato fino al rigore del pareggio. Per carità, risulta fin troppo facile giocarla lunga quando hai a disposizione un fenicottero che, a campo aperto, in questo momento forse verrebbe tenuto da pochi difensori al mondo per tutti i novanta minuti: il povero Martinez Quarta, dopo mezz'ora di qualità, non poteva far altro che capitolare malamente.

Dice Spalletti: una partita va riempita di cose. Il Napoli sembra avere il sacco di babbo Natale dietro le spalle: la varietà di schemi sul calcio da fermo, il lancio in profondità, il cambio gioco su Insigne e la diagonale dell’altro esterno, la corsa in avanti del centrocampista se viene superato il primo pressing. Non strettamente legati ad un solo modo di giocare, come magari capitava con Sarri, bensì malleabili come il DAS. Sette vittorie nelle prime sette giornate, a dirlo un mese fa più di un naso avrebbe finito con lo storcersi: eppure la realtà dice questo, infonde ottimismo nell’ambiente e nei giocatori, pervasi dal benessere e dalla tranquillità infusa da chi li guida in panchina.

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