Due mancanze inaccettabili
17:30
di Claudio Russo – twitter:@claudioruss
Dando un'occhiata in giro, Aurelio De Laurentiis potrebbe finire con lo scegliere tra due nomi. Non Unai Emery, che potrebbe dire no al triennale da 22 milioni lordi proposto dal presidente del Napoli. Non Vincenzo Montella, dal quale la Fiorentina aspetta una decisione sul prolungamento dell'avventura in viola oppure no. La lista di nomi da cui il Napoli potrebbe scegliere il nuovo allenatore si riduce, forse, a solo due candidati: Luciano Spalletti e Cesare Prandelli.Il destino ha voluto che il Napoli finisca per affidarsi, a meno di sorprese dell'ultim'ora, ad un...esonerato: sono divisi da poco meno di sei mesi gli esoneri di Luciano Spalletti dai russi dello Zenit San Pietroburgo (era il 10 marzo del 2014) e di Cesare Prandelli dai turchi del Galatasaray (era il 28 novembre 2014). Da quel giorno poche dichiarazioni, un contratto che va avanti fino alla scadenza che avverrà tra qualche settimana (per Spalletti) ed un altro rescisso dopo meno di cinque mesi (il 3 luglio il presidente del Gala annunciava "Comincia l'era Prandelli", non benissimo insomma).
Dichiarazioni nulle da parte di Cesare Prandelli in occasione del Football Leader 2015 tenutosi ad Amalfi, un silenzio stampa insolito rotto soltanto da una frase informale come "Aspetto una panchina, ma non dipende da me" riportato dal Corriere del Mezzogiorno di oggi. Tanti sorrisi per Prandelli all'hotel Saraceno, e giusto qualche parola per un allenatore che cerca l'occasione giusta per rilanciarsi. E non è il solo...
"Sono un allenatore come tanti che è in attesa della chiamata giusta per andare ad allenare. Mi piace qui, ma qualora arrivasse l’offerta giusta non avrei problemi a lasciare quello che ho organizzato all’estero per tornare a casa mia". Luciano Spalletti è fermo da quindici mesi, un'eternità. Un'eternità ben remunerata, certo, ma per chi vuole allenare è un'eternità. E Spalletti, per la prima volta, a SKY ha messo le carte in tavola: chi mi vuole? Ascolto offerte...
Sinisa Mihajlovic contattato, messo in stand-by e lasciato poi stare (e certo il serbo non è uno di quelli che aspetta, anzi), Unai Emery tentato invano con un'offerta economica spropositata ma 'monca' di Champions League (rinnoverà con il Siviglia). Sulla carta, restano in due. La palla (anzi, la penna: giustamente, per firmare i contratti...) resta nelle mani di De Laurentiis, tocca a lui scegliere e gli tocca farlo in fretta. Perchè è quantomeno inaccettabile che al 5 giugno, a trentasei giorni dall'inizio del ritiro di Dimaro, il Napoli non abbia l'allenatore e non abbia nemmeno il direttore sportivo.
Luciano Spalletti e Cesare Prandelli cercano una squadra dove rilanciarsi, ed il Napoli a sua volta deve rilanciarsi in quella che sarà forse la stagione più cruciale degli ultimi anni: serve un uomo a cui affidarsi, un uomo d'esperienza che possa ricostruire un ambiente dilaniato da dissidi interni (esisterebbero gli Spallettisti ed i Prandellisti? Gli Spallettiani? I Prandelliani? Eddai) ed una squadra senza carattere da rinforzare sul mercato.
Rimarrebbe il discorso societario, con un organigramma da rimpolpare e rendere più corposo: lo ha detto ai nostri microfoni il direttore sportivo dell'Inter Piero Ausilio, una società forte e numerosa permette ad ogni membro di dedicarsi a pieno ritmo al proprio ruolo. E questo è un aspetto che al Napoli è terribilmente mancato, in questi anni...
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