16-07-2019
16:00
A distanza di tre anni, su Marko Rog resta un alone di mistero: che ruolo ha? Perchè non è riuscito ad esprimersi al meglio nel Napoli? In attesa della sua cessione, tracciare un bilancio sull’investimento non è semplicissimo.

Al suo arrivo a Napoli, nell’agosto del 2016, c’erano grandi aspettative sul croato della Dinamo Zagabria: nazionale maggiore, buona esperienza nella Dinamo e capacità di giocare in più posizioni. Tre anni dopo (due e mezzo, se consideriamo i sei mesi fallimentari al Siviglia), l’equivoco rimane e forse non c’è nemmeno più la voglia di perderci la testa.

67 partite (11 dal primo minuto) e 2 gol in 1548 minuti totali, 23 minuti di media per presenza: troppo poco per scoprire davvero chi è stato Marko Rog al Napoli. Sicuramente irruento (12 ammonizioni), pieno d’energia e di voglia di mettersi in mostra: impossibile farlo con Sarri, dato che Rog faceva parte degli ‘altri’ destinati a racimolare minuti in caso di squalifiche ed infortuni; male con Ancelotti (nonostante sia partito dal 1’ in quattro delle sei occasioni totali in A). Rimangono due gol con Atalanta e Udinese, e di rimpianti nemmeno tantissimi: semplicemente Marko Rog è capitato nella squadra sbagliata al momento sbagliato, con relativo spreco di talento ed aspettative (disattese anche da lui, è ovvio).
Acquistato a 16,5 milioni di euro nel 2016, il suo cartellino a bilancio vale poco più di un milione e mezzo: considerata la valutazione del Napoli a circa 15-20 milioni con bonus, la plusvalenza è dietro l’angolo. E di Rog, in attesa dell’addio, rimarrà solo questo: una plusvalenza, un leggero rimpianto e qualche cartellino giallo di troppo.
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