Il Napoli attraversa una crisi evidente, che è costata in pochi mesi quasi tutta la stagione e anche quella futura. Una crisi più di risultati che di gioco, ma ciò che alla fine conta sono i numeri. Quattro sconfitte nelle ultime quattro gare fuori casa, due pareggi nelle ultime due partite interne. Dall’11 febbraio a oggi, il Napoli ha perso 16 punti nei confronti della Lazio di Pioli – che l’ha poi estromesso anche dalla finale di Coppa Italia – e ha perduto per sempre il terzo posto che pareva invece un dato certo, praticamente acquisito.
Ricordo un paio di cose veloci. La prima è che la squadra partiva come candidata per giocarsi il campionato con Juventus e Roma. Invece ha 11 punti in meno di un anno fa e addirittura -23 (ventitré) dai bianconeri. La seconda, più bizzarra è che l’unica Champions giocata a Napoli da Benitez è quella “ereditata” da Mazzarri, il quale, arrivando secondo in classifica nell’ultimo anno in azzurro, aveva assicurato la partecipazione ai gironi. Napoli fuori nei preliminari quest’anno, fuori il prossimo per via del campionato, salvo un estremo e difficilissimo passaggio dalla vittoria in Europa League. La speranza è che ciò riesca.
In tutto questo, per tre mesi il Napoli ha aspettato trepidante un sì di Benitez al rinnovo di contratto. Una rincorsa che ora appare anacronistica e credo anzi che la sfida con il Milan per arrivare a Mihajlovic sia partita da qualche settimana. Ma senza il crollo odierno, Benitez starebbe ancora lì a farsi corteggiare dal club, costretto ad aspettare i suoi rinvii e i suoi tentennamenti. Nel frattempo, purtroppo, ha smesso di segnare Higuain e questa è stata la vera, unica differenza.
Non capisco questa sorta di complesso d’inferiorità nei confronti di Rafa. Davvero il Napoli pensa che questo allenatore – che certamente ha vinto molto e che gode di fama internazionale – sia più importante della struttura che lui ha trovato? Mazzarri non ha fatto peggio di Benitez nel bilancio napoletano, tutt’altro, a dimostrazione che la forza di questa squadra sta nella società e in una piazza speciale, che trasmette entusiasmo e forza. Mihajlovic può lavorare altrettanto bene e forse risolvere i problemi difensivi di una squadra che al primo anno di Benitez prese un sacco di gol. E che nel secondo ne ha presi persino di più. Nella convinzione tutta spagnola che due centrocampisti in mezzo al campo possano andare bene anche per la Serie A.