Nel corso di una corposa intervista rilasciata ai microfoni di Sport Illustrated e tradotta in anteprima da CalcioNapoli24.it, Rafa Benitez, tra i più papabili successori di Walter Mazzarri sulla panchina del Napoli nella prossima stagione, si è così espresso in merito al suo futuro:
Vinta l'Europa League, non ha però prolungato il contratto col Chelsea. Spera quindi di allenare altrove l'anno venturo?
"Sì, esatto. Il mio principale pensiero - rivela il tecnico, come evidenziato da CN24.it - , in questo momento, è trovare un club con delle alternative ambiziose. Mi piacerebbe infatti lavorare per una società che miri a vincere e a competere sin da subito per trofei importanti, o che comunque possa portare avanti un progetto propositivo, un po' come successo a Liverpool, dove mi misero in condizione di costruire una squadra capace di lottare su più fronti, sia che parliamo di Champions League e campionato sia che si punti ad altro. Trovo entrambe queste soluzioni molto interessanti, ma dovremo aspettare e vedere cosa succede".
Ci sono club o paesi che la attirano in modo particolare?
"In linea generale, la mia priorità resta l'Inghilterra, perché è qui che vive la mia famiglia. Tuttavia siamo pronti a trasferirci all'estero, in caso di bisogno. Quando allenai l'Inter vinsi il Mondiale per Club e la Supercoppa Italiana, ma alla fine partii. Ricordo che ricevetti tre o quattro offerte da altri paesi, ma nulla che mi soddisfacesse particolarmente. Sono un tipo metodico, chi mi vuole deve presentare un buon progetto ma anche capire che voglio iniziare a lavorare sin da subito, per conoscere il prima possibile quelli che saranno i miei prossimi giocatori".
Lei è sempre stato un forte sostenitore della marcatura a zona. In passato in molti l'hanno criticata per questa sua convinzione, eppure oggi sempre più squadre adottano lo stesso sistema. Prova un senso di rivalsa nei confronti di quegli scettici?
"No, per nulla. Se andate a rivedere le statistiche di quando allenavo il Liverpool, potete rendervi conto che in ben due dei sei anni della mia gestione i 'Reds' furono la squadra con meno gol subiti su calcio d'angolo. La televisione riflette un'immagine distorta, e ad un gol è facile esclamare: "Marcatura a zona, oh, un colpo di testa. È il 'sistema'!". La verità è però un'altra: tantissime sono le reti subite adottando la marcatura ad uomo, ma in quel caso è molto più facile per un allenatore additare il giocatore e dire: "È stata tutta colpa tua". Io invece sono abituato a prendermi delle responsabilità, perché quando si parla di marcatura a zona è come quando un direttore deve spiegare ai dipendenti cosa fare, e loro devo eseguirlo. Non è solo una questione di disposizione in campo, ma di come interpreti il concetto. Puoi utilizzare tre, quattro o anche sette giocatori in linea: ciò che conta, però, è farlo bene. Lo si è visto anche nella Finale contro il Benfica".
A conti fatti, giudica positiva la sua esperienza al Chelsea?
"Senza dubbio. È stata una grande esperienza, e abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi prefissi: dalla vittoria dell'Europa League alla qualificazione alla prossima Champions. Lascio Londra felice e soddisfatto".
Di certo non è stata un'annata semplice, anche dal punto di vista dei rapporti con i tifosi e la stampa.
"Dalla gestione di Di Matteo sono cambiate tante cose e abbiamo vissuto una stagione di passaggio generazionale dall'ormai 'vecchia guardia' (Drogba, Malouda, Essien, Kalou ecc) a nuovi talenti come Oscar, Hazard e Moses. Lampard era reduce da un infortunio e David Luiz è stato adattato a centrocampo, così come abbiamo dovuto modificare il programma personale di Fernando Torres per restituirgli tono muscolare e rapidità. Abbiamo lavorato molto sulla tattica, la distanza e i movimenti. Penso ci sia stata una grande differenza di metodi rispetto allo staff di Di Matteo. Per quanto riguarda i media, c'è sempre un 'gruppetto' di persone che cerca di creare problemi. Il segreto è affrontare ogni situazione col lavoro indefesso e quotidiano. È questo che ho sempre trasmesso e continuo a trasmettere ai miei uomini".
A proposito di Torres: ritiene che a 29 la sua carriera possa essere ancora gloriosa?
"Non posso assicurare che sia lo stesso giocatore di Liverpool, ma di certo parliamo di un buon attaccante. È molto bravo ed ora che sta recuperando sul piano fisico può mettere in difficoltà chiunque. Il suo futuro dipenderà da tanti fattori: precampionato adeguato, allenamento continuo col gruppo e tanto altro ancora. Solo tra un po' sapremo se sarà tornato davvero 'El Niño' che tutti ricordiamo".