Ultime notizie calcio - Gabriele Gravina, presidente della FIGC, è intervenuto alla settima edizione dello Sport Industry Talk di RCS.
Tanti i temi trattati da Gabriele Gravina, dalla Nazionale ed i mondiali 2026 fino alle innovazioni previste per il calcio italiano.

Di seguito uno stralcio del suo intervento:
âIo sono convinto che andremo ai Mondiali, ma non si va ai Mondiali perché ti chiami Italia o Francia o Spagna. Si va ai Mondiali perché si vince, perché progetti e lavori e noi stiamo cercando di fare questo.
Io devo essere ottimista necessariamente, altrimenti corriamo il rischio di entrare in una crisi depressiva. Il calcio non è quello di di vent'anni fa o di trent'anni fa, è cambiato oggi si può vincere, ma si può perdere contro tutti. Il mio ottimismo deriva dall'entusiasmo che vedo all'interno di questa squadra. Devo necessariamente essere ottimista nel credere in Rino Gattuso e nei ragazzi che non sono così scarsi come da da qualche parte si vuole fare si vuole fare emergere.
Sono anni che in caso di insuccesso della nostra nazionale siamo sempre alla ricerca dei colpevoli, qualunque esso sia, lâallenatore, il presidente o il calciatore, ma mai ci siamo soffermati nel ragionare nel cercare le causeâ.
Lo stesso Gravina ha poi parlato dello stato dell'arte in Serie A, dalle polemiche arbitrali fino alla riduzione del numero di squadre:
"Dopo una stagione piuttosto difficile nei rapporti con la Lega Serie A, credo che le due istituzioni, soprattutto dentro la Lega Serie A, abbiano trovato un metodo nuovo, più partecipato e più illuminato. Hanno abbandonato lâidea di imporre posizioni personali anche a scapito dellâinteresse generale del sistema. Oggi ci confrontiamo, câè maggiore partecipazione. Una scelta politica determinante è arrivata nel novembre 2024 con la modifica dello statuto che riconosce alla Lega Serie A un principio di autoregolamentazione e autonomia molto più ampio rispetto al passato. Questo ha agevolato il dialogo, insieme a un rapporto di amicizia e stima che da anni mi lega a Ezio Simonelli. Non ci facciamo condizionare dal rapporto personale, ma certamente aiuta a trovare soluzioni condivise. Stiamo lavorando per il bene del calcio italiano".
La riforma però stenta ad arrivare. "La riforma del calcio italiano è già in atto, anche se forse si percepisce meno di quanto dica la realtà . à partita con lâapprovazione del piano strategico a marzo 2024: un vero e proprio piano industriale che incide molto sul tema della sostenibilità . Stiamo cercando di mettere in sicurezza i conti del nostro calcio, ormai sempre più in difficoltà . Câè però confusione: si parla spesso di riforma del calcio intendendo solo la riforma dei campionati. E quando si parla di riforma dei campionati si riduce tutto alla diminuzione delle squadre professionistiche".
Cairo ha detto che 100 squadre pro sono troppe. "Lo ripeto da sei anni: per cambiare il numero delle squadre serve il consenso di tutte le componenti. E oggi questo consenso non câè. Stiamo parlando di qualcosa che potrà avvenire nel breve termine. Poi ci sono alcuni temi. Le 100 squadre professionistiche sono troppe, è vero. Siamo lâunica federazione al mondo con tre livelli professionistici. Serve coraggio: il decreto legislativo 36 del 2021 consente di passare al semiprofessionismo con sgravi fiscali importanti per la Lega Pro. à un atto di responsabilità . Quello che va affrontato in maniera decisa è il turnover che è eccessivo e dannoso. In Serie A retrocede il 15-20%, in Serie B il 35%, in C il 20%. à insostenibile. In C, negli ultimi quattro anni, tre retrocesse su quattro sono fallite. Il sistema va raffreddato: turnover più basso, distribuzione più equilibrata delle risorse. Serve una visione complessiva, non solo numerica. Non basta ridurre il professionismo: bisogna intervenire su sostenibilità economica, sviluppo, infrastrutture. Câè lâesigenza di raffreddare il sistema. Probabilmente il 10% di turnover in A, il 20% in B e il 20% in C è unâaltra soluzione che realisticamente può unire un poâ di buon senso e buona volontà : entro dicembre io farò questo tipo di proposta".
Si gioca troppo? "Il mercato ha le sue logiche e le competizioni internazionali stanno cannibalizzando i campionati domestici. Le nostre società dipendono sempre più dai ricavi UEFA: serve una riflessione profonda sulla mutualità e sul numero delle squadre".
Le polemiche sul Var? Ha ridotto lâerrore ad una percentuale accettabile, nel campionato scorso attorno allâ8-9%. Questâanno siamo al 23-24%, quindi câè qualcosa da rivedere. Câè lâauspicio che si possa usare meglio lo strumento, non di più, credo sia fondamentale per il mondo del calcio".