Fabio Pisacane, allenatore del Cagliari in Serie A, ha rilasciato un'intervista al Corriere dello Sport. Ecco un estratto delle parole del tecnico napoletano che si è soffermato anche sul momento di Conte ed il Napoli:
Sindrome di Guillain-Barré, anni 14, periodo genovese, al Genoa. «Ero al top, nel meglio, uno scugnizzo vicino al sogno di fare il calciatore. E all’improvviso, paralizzato e in coma. Ho visto la morte, ma la malattia è venuta per completarmi mica per ammazzarmi. Mi ha fatto uomo e guerriero, mi ha responsabilizzato, formato e privato delle classiche ansie e pressioni adolescenziali, insegnandomi subito i valori che oggi provo a trasferire ai miei figli quando piangono o si deprimono per un gol sbagliato a calcetto o un brutto voto a scuola. Cose inutili».»
Sabato, dopo la sosta, sfiderà proprio il Genoa a Cagliari. «Un tasto sentimentale, una partita particolare: all’ospedale San Paolo di Savona devo tutto, è dal Genoa che sono partito ed è a Marassi che ho giocato la mia centesima in A. È contro la Samp, a Genova, che ho guidato per la prima volta la Primavera del Cagliari da allenatore di ruolo. In quella città ho imparato tanto: i primi sogni, la forza del leone quando arrivai da una scuola calcio di Napoli, il dolore. C’è tanto dentro. Oggi la vivo con più equilibrio».»
A proposito di Conte ha seguito le vicende del Napoli?«Conte è un allenatore enorme, la sua storia parla per lui: non ha mai regalato un minuto del suo lavoro e se si parla di permesso, vuol dire che è concordato con il club. Ci sono momenti in cui devi gestire la squadra e anche te stesso o esigenze che all’esterno non si vedono: la verità sta nel centro sportivo e nessuno può varcare quella porta».
