Sabato Santo del ‘98. Uno stadio dell’Emilia, allora come sabato prossimo. Da Parma a Reggio ci sono 30 chilometri di distanza, pero' il Napoli ha impiegato vent’anni per prendere un’altra strada. Era l’11 aprile: pioveva a Parma, dove il Napoli perse per 3-1 (doppietta di Crespo e gol di Apolloni; per gli azzurri, Bellucci) e questa ventunesima sconfitta fu il segno anche artimetico della retrocessione in serie B. Un’altra storia, un’altra strada da Parma a Reggio Emilia, dove tra due giorni si gioca Sassuolo-Napoli, una delle partite che potrebbe valere l’aggancio o il sorpasso sulla Juve che in serata ospitera' il Milan all’Allianz Stadium. Quel Napoli triste e debole venne mortificato da tutti i suoi avversari. Gioco' con orgoglio una sola partita, sul campo della Juventus, che avrebbe poi vinto il venticinquesimo scudetto della sua storia: finì 2-2 e i bianconeri si chiesero la ragione di tanto ardore, quasi ignorassero che la partita contro di loro e' sempre speciale, anche se non e' in gioco lo scudetto. Quel pomeriggio a Parma c’era Fabio Cannavaro, ceduto tre anni prima da Ferlaino per iscrivere il Napoli al campionato. Quello che sarebbe diventato il capitano della Nazionale campione del mondo strinse in un forte abbraccio l’ex compagno Taglialatela e insieme versarono lacrime sulla retrocessione, inevitabile epilogo di una stagione di profonde sofferenze. Ci sono voluti vent’anni per tornare così in alto e il percorso e' stato lungo e sofferto, anche se sembra così breve da Parma a Reggio Emilia. Lo ricorda Il Mattino.