"Vai ragazzo", quando Mazzarri fece esordire Insigne in Serie A: oggi i due si rincontreranno a Torino

Rassegna Stampa  
Mazzarri e InsigneMazzarri e Insigne

Secondo l'edizione di oggi del Corriere dello Sport, l'unico nemico fu il laccio d’una scarpa: «Vai, ragazzo». E allo scugnizzo s’annebbiò la vista, perché intanto comparvero dinnanzi agli occhi le pietre delle stradine di Frattamaggiore, i libri accatastati come se fossero i pali delle porte, le notti insonni a sognare un centimetro, cosa volete che sia un centimetro? E tutto quello che può entrare dentro a un sogno.

Livorno-Napoli (24 gennaio 2010) è il crocevia di quell’esistenza brulla e disadorna ma sempre assai dignitosa, è l’attimo in cui all’orizzonte si spalanca l’idea di potersi ritrovare tra le stelle, guardandole fisse nel talento: «Vai, ragazzo». E con la valigia pronta per quel lungo viaggio, Lorenzo Insigne sorrise a Mazzarri, si sistemò la maglia che gli stava larghissima e s’intrufolò in una favola da assaporare attraverso parabole e veroniche, dribbling e diavolerie d’un calcio dal quale era rimasto posseduto dalla culla.  
 
UN BATTITO. Fu un battito (animale), pochi giri di lancette, con la testa presa a sassate da un’emozione umanamente devastante: però stava cominciando un’epoca, la sua, senza che se ne potesse aver percezione, non quel giorno, perché ne sono evaporati di genietti e di geniacci, in questo calcio talvolta fuorviante. Tre minuti, un brivido che affonda nella carne e lascia un retrogusto dolcissimo e arrivederci a presto, perché il tempo - si sa - è un galantuomo. 

RIECCOLO. Il tour con la fantasia scatena un vortice mediatico e due anni e mezzo dopo, avendo in sé la gavetta tra Cavese, Foggia e Pescara, in quella Dimaro vociante, Insigne rientra in punta di piedi, felice e pensieroso, consapevole d’essere costretto a inventarsi altro, perché l’ora del tridente è scaduta e le perplessità di Mazzarri sono spifferi trasformati in inchiostro per giornali. E’ un’estate (pure quella) rovente, con l’ombra del pocho che scivola via, verso Parigi, e la diffidenza che si sparge ovunque - ieri come oggi - intorno a un Napoli che De Laurentiis vuol ricostruire secondo parametri personali e visioni indiscutibilmente coraggiose che lo spingono a credere in Insigne, il piccolo principe d’un Pescara che ha incantato in B e va riportato a casa.  

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