«Sono stati attacchi studiati a tavolino, ma ormai e' difficile uscirne impuniti». Tea Mercoli, dirigente della Digos non usa giri di parole. «Chi va allo stadio per creare incidenti deve sapere che quella zona e' una sorta di “grande fratello”, con telecamere ovunque. E a quelle vanno aggiunte le riprese della polizia e le body cam che molti agenti dei reparti mobili hanno sulla divisa». E' stato cosi', visionando ore e ore di riprese, che la squadra tifoserie della Digos ha inchiodato 25 ultra', 23 dell’Hellas e due «amici» della Lazio. Tutti e 25, a vario titolo, sono stati denunciati per reati che vanno da resistenza, violenza e lesioni pluriaggravata a pubblico ufficiale, fino al lancio, utilizzo e possesso di oggetti contundenti e travi samento in luogo pubblico. E per tutti il questore Enzo Giuseppe Mangini ha gia' firmato i Daspo, i divieti di assistere alle manifestazioni sportive. Daspo che per uno degli ultra' laziali coinvolti negli scontri e arrestato il giorno dopo a Roma per aver picchiato dei tifosi della Spal, sara' di 8 anni. Altri sei non andranno allo stadio per 5 anni e sempre sei non lo faranno per due, mentre per 12 il dispositivo e' di un anno. Che la cosa fosse studiata a tavolino lo dimostra il fatto che molti di quei 25 neanche avevano il biglietto per vedere la partita. E che durante gli scontri erano talmente preparati che una volta davanti ai tornelli, dove e' noto che siano posizionate delle telecamere, si sono anche cambiati le magliette. E per dar loro manforte a Verona erano arrivati anche ultra' del Paris Saint Germain e del Kaiserslautern. Lo riporta Il Corriere di Verona.