Leonel Pontes, primo allenatore dello Sporting Lisbona che ha visto Ronaldo, ha rilasciato un'intervista a Tuttosport.
È vero che Ronaldo un momento pensò in mollare tutto per tornare a Funchal?
«Sì. Tornò a casa la prima volta a Natale del 1997 e non voleva più rientrare a Lisbona. Piangeva, non voleva lasciare la famiglia. Anche la mamma gli diede il sostegno necessario, e io gli parlai. Credevamo veramente che tornare a Lisbona sarebbe stata la scelta giusta per la sua carriera, perché aveva tutto per diventare un ottimo calciatore. Ovvio, all’epoca non pensavo che sarebbe diventato il più forte al mondo. Poi, l’anno successivo fu più facile, s’era più adattato».
Fuori dal campo, com’era invece il Ronaldo studente? Creava problemi?
«Come studente faceva solo il necessario per superare l’anno, il suo mondo era il calcio. Il club accompagnava i ragazzi al mattino a scuola e li andava a prendere. Ronaldo stava sempre insieme agli amici dello Sporting. Non è mai stato un solitario, ma non era nemmeno quello amico di tutti. I pochi amici dell’epoca, Fabio, Miguel, Semedo, sono i suoi amici di oggi».
Lei che lo conosce da quando era un ragazzino: come sta in Italia, gli piace?
«Ci siamo scambiati qualche messaggio e lo vedo bene. È felice alla Juventus. La Juve gli darà stabilità e nuove metodologie di allenamento, poi una nuova lingua e una nuova cultura tattica. Questo lo farà crescere ancora. E’ motivato dalla nuova sfida, credo che allungherà ulteriormente la carriera»