Gianni Mura, collega di Repubblica, scrive nella sua rubrica domenicale sul quotidiano: "Brutto quel che è accaduto dopo Roma-Fiorentina, giovedì. Non è una novità per i nostri campi, è solo una squallidissima replica. Cambia lo sfondo, cambiano i colori delle maglie e delle sciarpe. Non cambia la sostanza: i reprobi a capo chino sotto la curva, processati da loro tifosi autonominatisi giudici e custodi dell’onore. Parola troppo impegnativa e fuorviante, basterebbe sostituirla con dignità. Ma senza invocare, dico alle curve in genere, onore e dignità quando si è i primi a camminarci sopra. Non c’è dignità in quel rito tribale da secoli bui, nel minacciare mazzate e visite casa per casa se la Lazio vincesse il derby. Se il tifo è una forma d’amore, oltre che una malattia, non è un bell’amore quello che scorta, accarezza e sostiene finché le cose vanno bene (cioè finché si vince) e abbandona, colpisce e insulta quando non si vince più".