«Riproporre il modello economico basato sulla compravendita dei calciatori è una scelta necessaria e anche virtuosa». Queste le parole di Aurelio De Laurentiis vanno sempre lette con cautela, ma comunque un messaggio concreto, legato alla tenuta competitiva del Napoli in uno scenario sempre più complesso.
Per colmare il gap infrastrutturale con la Premier League si sono ggià mosse le grandi società d'Italia come Inter, Milan, Roma, Fiorentina e Lazio, consapevoli che i ricavi stabili derivanti dagli impianti moderni sono ormai un fattore decisivo. Il Napoli, invece, sembra seguire una strada differente. De Laurentiis punta a rafforzare la sostenibilità del club attraverso un ritorno a un modello già sperimentato con successo in passato: quello del player trading, basato sulla valorizzazione dei talenti e sulle plusvalenze generate dalle cessioni.
à la stessa filosofia che nel tempo ha portato il club a realizzare operazioni importanti come quelle di Cavani, Higuain, Lavezzi e Jorginho, garantendo equilibrio finanziario e competitività sportiva. Ora lâidea è quella di tornare a quel tipo di approccio, dopo una fase in cui il Napoli ha investito anche su profili già affermati come Lukaku, McTominay e De Bruyne.
I riscatti recenti di Hojlund e Alisson Santos sembrano confermare un nuovo orientamento verso giocatori giovani e con margini di crescita, potenzialmente rivendibili in futuro. Tuttavia, il sistema non è privo di rischi: vedi i vari Natan, Lindstrom e Cajuste dopo lo scudetto 2023, o Lang e Lucca dopo quello del 2025, dimostrano quanto sia sottile lâequilibrio tra l'intuizione e l'errore.
Per questo motivo, affidarsi esclusivamente allo scouting può diventare una scelta rischiosa, soprattutto in un contesto in cui i rivali possono contare su risorse strutturali più solide e su ricavi garantiti dalle infrastrutture.
Secondo Repubblica, De Laurentiis Non sembra particolarmente interessato al progetto di restyling dello stadio Maradona né allâipotesi di un nuovo impianto, e ha anche declinato diverse proposte di ingresso da parte di investitori stranieri, tra cui una valutata oltre i due miliardi di euro.