Inchiesta arbitri ultime notizie su quello che sta venendo fuori e ora spuntano le intercettazioni Tra Rocchi ed esponenti massimi dell'Inter che mettono nei guai il club di Giuseppe Marotta, presidente dell'Inter.
Intercettazioni arbitri cosa rischia l'Inter? L'inchiesta della Procura di Milano sulle presunte intercettazioni nelle designazioni arbitrali entra in una fase cruciale. Dalle intercettazioni raccolte dagli investigatori, come riportato da Il Fatto Quotidiano, emergerebbero elementi che, secondo l'accusa, farebbero pensare a rapporti diretti tra l'ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi e alcuni rappresentanti dell'Inter, società guidata dal presidente Giuseppe Marotta.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le conversazioni telefoniche intercettate mostrerebbero come Rocchi si fosse confrontato con esponenti del club nerazzurro, attualmente non iscritti nel registro degli indagati, prima di alcune designazioni arbitrali. L'ipotesi investigativa è che più figure riconducibili alla società abbiano espresso preferenze o riserve su determinati direttori di gara.
Le carte dell'indagine, coordinata dall'aggiunto Paolo Ielo e dal pubblico ministero Maurizio Ascione, riportano anche alcune conversazioni nelle quali vengono manifestati giudizi su specifici arbitri. In un caso, dagli atti emerge la richiesta di evitare un determinato direttore di gara perché ritenuto "portatore di sfortuna". Tuttavia, secondo gli investigatori, nella maggior parte dei casi le richieste riguardavano valutazioni ritenute più strettamente legate all'aspetto sportivo, con l'esplicita volontà di non vedere designati alcuni arbitri.
Gli accertamenti evidenziano inoltre che molte di queste segnalazioni sarebbero giunte a Rocchi attraverso intermediari appartenenti al mondo arbitrale. Proprio da alcune telefonate tra dirigenti dell'Associazione Italiana Arbitri e l'ex designatore, gli investigatori ritengono di aver ricostruito precedenti contatti diretti tra Rocchi e rappresentanti dell'Inter in merito alle stesse vicende.
L'indagine si avvicina ora alla conclusione e occhio alle ultime notizie. La Procura dovrà decidere se richiedere l'archiviazione oppure il rinvio a giudizio, valutando se gli elementi raccolti siano sufficienti a sostenere l'accusa di frode sportiva. Per configurare tale reato sarà necessario dimostrare tre aspetti fondamentali: l'effettiva esistenza delle interferenze, il carattere fraudolento o occulto della condotta e l'eventuale alterazione della regolarità della competizione, principi già richiamati dalla giurisprudenza della Cassazione in materia di Calciopoli.

Nei giorni scorsi Gianluca Rocchi è stato ascoltato dai magistrati dopo una prima convocazione rinviata. Nel frattempo il capo d'imputazione nei suoi confronti è stato modificato, mentre il filone relativo alle presunte pressioni sulla sala VAR di Lissone è stato trasferito alla Procura di Monza per competenza territoriale.
A Milano resta invece il filone che riguarda i presunti rapporti tra Rocchi e alcuni esponenti dell'Inter. L'accusa contesta all'ex designatore di aver accettato interferenze con modalità ritenute fraudolente, nell'ipotesi di alterare il regolare svolgimento della competizione sportiva. Secondo i pubblici ministeri, tali condotte sarebbero maturate in accordo con rappresentanti della società nerazzurra, che avrebbero agito anche in virtù dei rapporti privilegiati attribuiti a Gabriele Gravina, allora presidente della FIGC.
Gli esponenti dell'Inter richiamati negli atti non risultano al momento indagati né vengono indicati nominativamente nel capo d'imputazione. Tuttavia, secondo gli investigatori, la loro identità sarebbe nota e troverebbe riscontro nelle conversazioni intercettate. Eventuali sviluppi sul loro coinvolgimento dipenderanno dalle decisioni che la Procura assumerà al termine delle valutazioni investigative.
Resta infine sullo sfondo la posizione di Gabriele Gravina, che non risulta indagato. Gli inquirenti lo descrivono come una figura ritenuta vicina sia a Rocchi sia all'ambiente nerazzurro, senza però attribuirgli alcun ruolo operativo nelle presunte interferenze. L'ipotesi investigativa riguarda, allo stato, quattro partite dell'Inter, tra cui Torino-Inter del 26 aprile della scorsa stagione, gara nella quale sarebbe stato designato un arbitro ritenuto non gradito dalla società.