L'editoriale di Trombetti: "Juve-Napoli e la presa di Torino: si può ma serve reagire subito"

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Consueto appuntamento con l'editoriale di Guido Trombetti per l'edizione odierna del Corriere del Mezziogiorno. Non è che voglia

Consueto appuntamento con l'editoriale di Guido Trombetti per l'edizione odierna del Corriere del Mezziogiorno.

Non è che voglia a tutti i costi ricercare il paradosso. Ma dal punto di vista logico e aritmetico le possibilità del Napoli di vincere il campionato dopo sabato cambiano veramente di poco. Diamo per acquisita la vittoria della Juve nel recupero con l’Atalanta. Se la Juve avesse pareggiato con la Lazio e il Napoli battuto la Roma avremmo avuto 3 punti di vantaggio. Ed invece siamo 2 sotto. Facciamo adesso un volo a Juve-Napoli. E seguite il mio ragionamento. Dando per scontato che il Napoli non sa assolutamente - per caratteristiche di singoli e squadra - giocare per il pareggio, che gli azzurri siano a + 3 o a -2 dai bianconeri non hanno altra possibilità per vincere lo scudetto che battere la Juve a Torino. Impresa facile ? No, difficilissima. Impossibile? No, certamente possibile. E non cambierebbero le cose se l’Atalanta battesse la Juve o ottenesse un pareggio. Quindi francamente non è il distacco di due punti a cambiare lo scenario. La madre di tutte le partite era e resta Juve-Napoli.

Tutto ciò se... il Napoli non si liquefa. Il che è la mia unica vera preoccupazione. Lasciare la vetta dopo tante giornate fa male. La sensazione di inarrestabilità di una Juve che vince al 93’ facendo un solo tiro in porta deprime. La dimensione numerica della sconfitta con la Roma mortifica.
Sarà quindi determinante la reazione sul piano psicologico della squadra. Il Napoli è ritornato per una sera quello delle passate stagioni. Capace di vivere crisi di amnesia devastanti. E di perdere contro chiunque. A parte Insigne che ha sputato l’anima, non si è salvato nessuno. Reina è apparso un immobile monumento a se stesso, così come Albiol; Mario Rui macchiettistico, Mertens (a parte l’inutile gol) inefficace, Zielinski deludente da titolare. Insomma la conquistata maturità della squadra, che sembrava il vero dato significativo di questa stagione, è apparsa dissolversi in una illusione. Anche Sarri nei commenti mi è sembrato disorientato. Ma si può sostenere credendoci davvero che la prestazione del Napoli è stata buona? Il calcio ha poche regole e facili da comprendere. Chi fa più gol vince. A Sarri e a De Laurentiis tocca adesso un compito gravoso. Evitare che nella testa dei giocatori, magari in forma inconsapevole, passi il “rompete le righe”. Il ritmo tenuto fino ad oggi dalle due squadre di testa è apparso come l’insieme di due corde tese all’inverosimile. Fino a 15 secondi dalla fine di Lazio-Juve sembrava stesse per rompersi la corda bianconera. Poi il lampo di Dybala ha mutato il corso degli eventi. Ed il Napoli ne è apparso avvilito. Come dissolto sul piano della tenuta mentale. Quasi affrontasse la Roma con rassegnato pessimismo. E invece occorre crederci. Reagire subito. Insomma che Dio ci scampi da reminiscenze foscoliane «tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere..». Il tecnico ed il presidente devono immediatamente cominciare un lavoro di ricostruzione del morale. La Juventus è fortissima, favoritissima, avvantaggiatissima ma... nulla è perduto. Puntiamo su Torino con determinazione. Con la forza di chi, cosciente dei propri mezzi, non ha nulla da perdere. E memori del mitico pamphlet di Maurizio De Giovanni: “Juve-Napoli 1-3. La presa di Torino”. Io c’ero. Si può fare. Forza. Andiamo di nuovo a prendere Torino.

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