Vi proponiamo di seguito l'editoriale di Antonio Corbo per l'edizione odierna de La Repubblica:
Douglas Costa e Mario Rui. Due giocatori dal doppio nome: un eclettico brasiliano temprato in Germania e Ucraina, un portoghese giramondo apparso in luoghi mistici come Fatima e Gubbio. Se si legge nella mente di Allegri, il disegno di Juve- Napoli comincia da loro. Niente che li tenga insieme, se non l’età, circa 28 anni e quel destino da migranti. Ma è la prima chiave, tra le 10 che possono decidere.
1) Il duello. Allegri per far posto a Douglas Costa lascia Dybala in panchina. Con il brasiliano in forma esplosiva, tenne a bada il Napoli nella ripresa della gara di andata: 1 dicembre 2017, gol di Higuain dopo 13’ e reazione soffocata del Napoli. Douglas Costa è un ex centravanti che si adatta ovunque: può impegnare il mancino che sostiene con il suo piedino sapiente la catena di sinistra, con quei baffetti furbi deve evitare quei mulinelli sul centro destra juventino.
2) Hamsik. Evanescente, ma la decisione di Sarri di farlo giocare è corretta. Per almeno un’ora può tenere la posizione e far salire in triangoli bassi la squadra, se Mario Rui si propone e Insigne non si accentra, intasando l’area, come purtroppo fa spesso.
3) Zielinski. È più vivace di Hamsik, ma Sarri non lo preferisce subito, perché agilità, tecnica, euforia spingono l’esuberante biondino in avanti. Nel primo tempo rischia: diventa un anarchico che porta palla, rallenta e lascia un vuoto. Meglio attendere la ripresa.
4) Partita di Insigne e della catena di sinistra, se Allegri conferma come difensore destro Lichsteiner. Insigne ha compasso breve, se è in forma diventa fastidioso per il gendarme svizzero, ancora di più se l’arbitro Rocchi non risparmia cartellini gialli. Se Insigne si accentra oltre misura, dà al rivale quello spazio e la libertà per collegarsi con D. Costa, che a sua volta attiva la catena di destra juventina: Costa passa per Miralem Pjanic, il distributore che lancia dritto per dritto Higuain o devia a sinistra per Mandzukic. Meglio evitare.
5) Allan. Tra tanti “se” e “ma”, ha un ruolo Allan. Gli tocca osservare Matuidi e proporsi sul controlato a destra. Se Callejòn è l’ombra degli ultimi tempi, pazienza.
6) Mertens è preferito a Milik non solo per scaramanzia. Sarri non smonta il giocattolo di cui è così orgoglioso, a volte troppo. Se ritrova spazio e forma, può logorare la Juve nell’asse centrocampo-difesa.
7) Milik significa 4- 2- 3- 1. Non se la prenda Sarri, ma è il modulo che ha prodotto di più. Il Napoli deve quindi arrivare integro al minuto 60. In realtà, nella fase attiva diventa 4-1-4-1 con Jorginho unico mediano.
8) Gli spazi vanno calibrati. Il Napoli vuol dimostrare la sua bravura, e paga spesso la vanità con la Juve. A dicembre aveva 4 punti in più come la Juve stasera. Volle dominare piuttosto che aspettare.
9) Se Callejòn è quello che il Napoli ha dovuto subire, nella ripresa meglio Rog quarto a destra in un 4-4-2.
10) Non si sente De Laurentiis. Se i presidenti parlano come Andrea Agnelli dopo Madrid, meglio tacere. Ogni parola di Adl in una serata come questa può essere fraintesa. Aurelio, a domani.