Consueto editoriale del giornalista Antonio Corbo sulle pagine de La Repubblica non poteva mancare dopo Juventus. Di seguito vi proponiamo il suo editoriale.
Presentata come l’ennesima sfida dell’anno, del secolo, del millennio questa modesta partita tra Juve e Napoli ha un doppiofondo. Vista in superficie, rilvela subito l’ombra dell’arbitro. Come per vocazione, la categoria dà l’idea di offrire una polizza assicurativa agli eterni campioni d’Italia . Fanno di tutto per sembrare sul risultato più influenti della stessa Juve. C’è una seconda lettura, più profonda e corretta, che non assolve però il Napoli. L’anno scorso vinse giodando in 11, stavolta chiude in 10 per l’espulsione di Mario Rui, ma per lunghi tratti è in otto: spariti Hamsik, Insigne e persino Mertens dopo il gol della grande illusione. Si comincia dall’arbitro. Fari accesi su Luca Banti, livornese come Allegri, ma questa è una onesta coincidenza. Agente di commercio, 44 anni, fischia da 27 nel calcio, da 11 in serie A. Una serie di piccoli errori e omissioni ne conferma la fase crepuscolare. La pensione è vicina, né ha ambizioni da quando nel 2016 rinunciò al ruolo di “addizionale” del più potente Rizzoli, per motivi mai chiariti. Al 24’ non ammonisce Chiellini che devia con il braccio sinistro fuori area, fallo volotario. Non vuol essere fiscale per una grande partita? Macché. Un attimo dopo ammonisce Mario Rui per uno sgraziato ma innocente intervento con il sinistro su Pijanic. Due minuti dopo, il Napoli scosso, subisce il pareggio. Mario Rui si ripete su Dybala nella ripresa. Potrebbe non essere neanche, ma quattro juventini su avventano su Banti per indicare Dybala a terra, una scena da ferito in codice rosso. Banti corre ad espellere Mario Rui, per seconda ammonizione, mentre il Napoli in svantaggio (2-1) aveva messo la Juve sotto. Onore al Napoli che in 10 reagisce con dignità e vigore. Ma c’è una seconda lettura della stessa partita, lasciando ora Banti nell’ombra. Il Napoli ha ben collaborato alla sua seconda sconfitta, fermandosi a 6 punti dalla Juve dopo 7 giornate. Lo scorso anno ne aveva 4 dopo 38. Gioca i primi venti minuti con lucida aggressività, poi si abbassa troppo. Mostra punti oscuri. La Juventus scorre fluida sulla sua destra con Cancelo ed Emre Can, tenendo d’occhio Dybala. La corsia è in discesa perché manca nel primo tempo Zielinski, al centro Hamsik governa il gioco in fase attiva, ma non fa filtro. Il primo gol di Mandzukic rivela la fragilità difensiva degli esterni. Ronaldo con finta e controfinta impacchetta Hysaj, il suo cross libero trova il gigante croato sul secondo palo, neanche lo sfiora Mario Rui, basso come tutti gli alunni del primo banco. Il Napoli, se si esclude Allan, soffre per la mancanza di interdizione e ripartenza. Insigne e Mertens sono tenuti a basa dalla robusta difesa juventina. Non sfruttano la rapidità. Subiscono. Ancelotti paga la fiducia in Hamsik, lo ripropone nella ripresa. Riemerge Zielinski sulla sinistra mettendo in ansia la catena di destra della Juve, ma l’espulsione di Mario Rui è una vampata d orgoglio del Napoli in dieci. I cori sozzi dei tifosi juventini svaniscono se solo si ascolta di peggio: il racconto dei napoletani in tribuna vip. La Juve non fa proprio nulla per farsi perdonare la sua superiorità. Dal mercato agli amici che contano.