Coprifuoco alle diciotto: vie intasate e traffico impazzito per un affannoso ed esaltante ritorno a casa. Un capodanno napoletano con i consueti rituali scaramantici, quintuplicati per la grande occasione. Tutti hanno voluto in un certo senso partecipare all’evento, sportivi e non perché in città , da giorni, non si parlava d’altro. E al 10’, quando Insigne ha realizzato di furbizia, il boato unanime si è avvertito da est a ovest. Un fragore raramente registrato in altre circostanze, una deflagrazione d’entusiasmo che lasciava presagire esiti ed avvenimenti diversi. Quei minuti, troppo brevi ma impagabilmente intensi, hanno idealmente unito la città , ancorata al sogno, alla possibilità di compiere l’impresa. Davide contro Golia e una storia troppo bella per essere vera. Lunghissimi i primi quarantacinque minuti di gioco: gioia e sofferenza, fino al duplice fischio: tè per i calciatori e fiumi di caffè versati in tazzine ancora tremanti, come le gambe dei calciatori partenopei e come i cuori dei tifosi, messi a dura prova dopo un primo tempo comunque emozionante. Fuori nemmeno una mosca, sugli spalti del Bernabeu i sorrisi dei quindici o ventimila napoletani, sparsi ovunque: colorati, vincenti ed encomiabili sul piano del comportamento. E’ filato tutto liscio, nonostante la compresenza negli stessi settori di partenopei e madridisti.
Pace al Bernabeu e guerra a Napoli dopo quell’uno-due micidiale che ha smorzato gli entusiasmi, lasciando il palcoscenico alla paura dettata dalla possibile imbarcata che avrebbe reso vano e doloroso in ritorno in un San Paolo pieno ma triste. Tanto tempo davanti, col dubbio che alimenta il dibattito: meglio difendersi per limitare i danni o provare ad attaccare per riaprire definitivamente la contesa? La questione ha animato i dibattiti via social e nelle case trasformate per l’occasione in piccoli stadi, improvvisamente dominate dal terrore. Minuti lunghissimi, fino al fischio finale. Tre a uno e ritorno al San Paolo ma con quale spirito? Calcolatrice alla mano, serve “solo” un due a zero. Non ci sono sorrisi ma nemmeno lacrime. Un altro Napoli, magari diverso rispetto a quello visto all’andata, può almeno giocarsela, col dodicesimo uomo da schierare in campo. Una convinzione che spinge all’ottimismo, dipinto anche dai “tifosi vip” come il comico Peppe Iodice: “Loro sono Mostri e noi l'abbiamo mantenuta viva. Al San Paolo uno sfizio c'è lo possiamo togliere”. Fiducia anche nelle parole di Alessandro Condurro, esponente dell’antica pizzeria Da Michele: Abbiamo giocato alla pari...abbiamo dimostrato di poter giocare al Berbabeu a testa alta". La chiosa è del protagonista “occulto” della notte del Bernabeu, quel Diego Armando Maradona ambasciato in pectore del club: “Abbiamo avuto la possibilità di fare il 3-2 con Mertens... ma non siamo morti. Sono fiducioso per la partita di ritorno”. Il sigillo del pibe, in attesa del sette marzo. Il conto alla rovescia è già cominciato.