Il Roma - Giù le mani da Insigne: se l’Italia non segna non è solo colpa sua

Rassegna Stampa fonte : Il Roma - Salvatore Caiazza
Il Roma - Giù le mani da Insigne: se l’Italia non segna non è solo colpa sua

La solita storia. Non se ne può più. Ogni qualvolta che l’Italia di Mancini non segna la colpa ricade sempre e solo su Lorenzo Insigne. Gli esperti inviati della Nazionale, il giorno dopo il pareggio con il Portogallo di sabato sera, si sono divertiti a criticare la prestazione dell’attaccante del Napoli. Davvero assurdo. Nel primo tempo il Magnifico ha fatto la differenza la davanti e ha creato tantissime occasioni da gol evidenziando le sue qualità che mette in mostra anche alla corte di Ancelotti. Se solo Ciro Immobile fosse stato più preciso dopo che Insigne aveva impegnato Rui Patricio dalla distanza, la partita si sarebbe messa in maniera diversa. Ha provato Lorenzinho a caricarsi sulle spalle l’intero reparto ma non c’è riuscito. Ma perché manca un vero bomber. Ieri mattina aprendo i giornali sportivi qualcuno ha deciso di mettere in discussione il numero dieci che porta sulle spalle. Ma smettiamola. Come se una prestazione si potesse giudicare dalla maglia che si indossa. Insigne ha la coscienza a posto perché ha dato tutto e ha provato in tutti i modi a sbloccare il risultato. È partito da sinistra ma si è anche accentrato. Ha servito i compagni più vicini e anche quelli lontani. Con Chiesa ha tentato di utilizzare lo schema tutto partenopeo che fa con Callejon ma il puntero viola non si è mai fatto trovare pronto. Ciò che conta, al di là dei pennaioli che si divertono a fare le pagelle, è il pensiero di Mancini. Il ct azzurro si è reso conto che la sua Italia non può fare a meno di Lorenzo perché è l’unico talento del Belpaese che può dare qualcosa in più per il futuro.

Insigne torna a disposizione di Ancelotti

Da domani Insigne si rimetterà a disposizione del Napoli e di Ancelotti. È con la maglia azzurra della sua squadra del cuore che si sta esprimendo ai massimi livelli. L’allenatore di Reggiolo gli ha cambiato posizione e lui, approfittando del momento, ha segnato come non mai nel suo passato in serie A. È stato avvicinato alla porta e si è scatenato. Sette i gol in campionato (l’anno scorso ne segnò otto in totale in serie A), tre quelli in Champions League. Uno al Liverpool che è valso la vittoria, due al Psg tra andata e ritorno. Al San Paolo ha siglato il rigore del pari battendo un Buffon che si era buttato dal lato giusto. Dieci pezzi pregiati, quindi, che stanno consacrando un calciatore che il Napoli ha il piacere di avere tra le proprie fila.

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