Il tempo di guardare l'angolo alla sinistra della porta del Madrid, e zac, la mette in buca. Otto minuti dall'inizio, fin qui tutto bene. Secondo l'edizione di oggi de Il Mattino, Insigne non conosce la linea retta, misura il mondo e i campi in curve, battezza le porte con le parabole, e, nella partita della stagione, indossa una personalità debordante al posto del frac. à l'unico non intontito dalla festa del Santiago Bernabéu, rincorre gli avversari e lascia sull'erba classe e sudore, un repertorio di morbidi controlli, piccoli irridenti dribbling, nonostante un avvio sbilenco di appoggi maldestri e palloni stoppati oltre la linea di fondo. Sente l'occasione, e tira fuori il carattere, mette in pratica tutto quello che ha imparato da Zeman e perfezionato con Sarri. Poi la caduta del Napoli è evidente, ma non quella di Insigne, che seguita a macinare palloni e a rimanere freddo mentre intorno la temperatura è tropicale, tanto che Koulibaly perde i sensi una volta dietro l'altra, con conseguenze devastanti per il gioco e il risultato. Insigne generoso, anche troppo, continua a scendere sulla sinistra, prova di corta e di lunga, di scelta e d'istinto, ma trova Carvajal e Casemiro in una serata da raccontare negli inverni che verranno come favola ai nipoti. Insigne ostinato e contrario, scava la sua prestazione, continua la sua partita d'estetica e quantità , sfoggiando seduzione pallonara, immaginando un'altra partita che pure sarebbe possibile se Mertens fosse Mertens e non un ragazzo piuttosto distratto che gira e rigira nell'area del Real Madrid. Insigne no, ha le idee piuttosto chiare: ha ascoltato Sarri e mette in pratica comandamenti e possibilità , con millimetrica precisione accompagna persino un taglio troppo generoso per Callejon stranamente in fuorigioco, che meritava una scelta diversa, un tiro, anche di traverso, una spizzata: è stato l'unico cedimento alla normalità . L'abbandono del senso d'avventura che invece lo aveva accompagnato, portandolo a giocare una spanna sopra gli altri, con uno spirito e una sicurezza da giocatore esperto, vissuto, che si lascia alle spalle la spossatezza emotiva, la fragilità davanti alle difficoltà . Insomma un altro Insigne, che al Santiago Bernabéu cambia modalità , smette di essere l'astuto calciatore e diventa il raffinato stratega, poi il suo isolamento e il cedimento della squadra sarà un problema che Sarri dovrà affrontare, usando proprio la corsa di Insigne, la sua partita e la naturalezza guascona che lo hanno portato a tentare un gol che è un omaggio a Roberto Baggio (che sabato compie 50 anni), la liberazione dell'istinto che brucia tempi e portiere, difesa e immaginazione di chi lo marcava. Merito anche di Hamsik, che con Reina sono gli altri due da salvare nella sommersione madrilena. Insigne è l'abbondanza che manca alla squadra, la virtù che prova a usare gli spazi che pure c'erano nonostante la buona lettura di Zidane e lo sforzo di non smettere di tentare. Dare un senso eclettico al modo di pensare e agire in campo, sghembo provare a muoversi senza farsi cadere la braccia davanti alla prestanza fisica dei giocatori del Real Madrid. Nella compagnia scombinata e nei momenti peggiori quasi tutti psicologici Insigne è l'unico che elabora l'utopia, che tiene fede alle dichiarazioni piratesche di Sarri, che se non moltiplica l'entusiasmo almeno raddoppia le occasioni e prova a far rabbrividire ancora Navas: facendogli alzare gli occhi al cielo. à l'unico a prendere sul serio il progetto di passare il turno, la rivoluzione sovversiva di abbattere il Real Madrid, a negare l'evidenza come solo un bambino per strada riesce a immaginare: che ci sia sempre un seguito. Divertendosi, nonostante la sconfitta, al punto di non accorgersi in corsa del suo cambio di classe e d'età , condizione e testa.