Il Mattino esalta le "magie" di Ancelotti: "Adesso cambiare modulo non è più tabù"
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In questo inizio di stagione Carlo Ancelotti ha più volte sopreso tutti, ruotando giocatori e moduli come non si vedeva da tempo alle pendici del Vesuvio.
In questo inizio di stagione Carlo Ancelotti ha più volte sopreso tutti, ruotando giocatori e moduli come non si vedeva da tempo alle pendici del Vesuvio. L'edizione odierna de Il Mattino, a firma Roberto Ventre, ha voluto analizzare ed appaudire il nuovo mantra del "Mago" Carletto.
Le novità di Ancelotti
L’ultima idea vincente è stata lo spostamento di Maksimovic da centrale a terzino destro, ruolo che l’ex granata ha ricoperto con disinvoltura. Contro il Liverpool una prestazione sontuosa, insuperabile nell’uno contro uno, non ha concesso un millimetro a Manè: il serbo è da considerare un vero e proprio acquisto in più visto che con Sarri non ha praticamente mai giocato e l’anno scorso chiese di passare in prestito allo Spartak Mosca proprio per avere più spazio.
Hamsik e Fabian Ruiz insieme, l’altra mossa a sorpresa che ha spiazzato il Liverpool. Ancelotti aveva proposto tutti e due in campo proprio nell’amichevole estiva contro i reds, quella del tonfo per 5-0 a Dublino. I due hanno assicurato qualità di palleggio non soffrendo mai per il grande supporto di Allan nel pressing e perché tutti i reparti sono riusciti a mantenersi compatti.
L’altra grande scommessa vinta da Ancelotti è quella su Insigne. Il nuovo tecnico azzurro invece lo ha spostato al centro, più vicino alla porta e ne ha esaltato le qualità realizzative: sei gol di Lorenzo tra campionato e Champions League, mai per lui una partenza così convincente in termini realizzativi. Ora l’attaccante di Frattamaggiore può muoversi e svariare con maggiore libertà e sgravato da compiti difensivi riesce a mantenersi più lucido per le sue giocate decisive.
L’altro segno distintivo è la capacità di Ancelotti di cambiare più volte il modulo durante la partita e a seconda dei momenti e cioè della fase difensiva o offensiva. Il Napoli ha giocato con il 4-4-2, o 4-4-1-1 quando Insigne si abbassava, passando al 3-5-2 quando Callejon e Mario Rui si alzavano per spingere sulle fasce e al 4-3-3 nel finale con Verdi mezzala sinistra e Mertens centravanti. Un movimento continuo senza mai dare punti di riferimento agli avversari, così il Napoli diventa imprevedibile e gli azzurri sono imprendibili.
