Il giorno dopo la ventottesima giornata. E’ stata la settimana del lutto e del dolore per la tragica fine di Davide Astori ricordato ed omaggiato su tutti i campi con cori, striscioni e lodevoli iniziative. Minuto di raccoglimento anche a Milano dopo il quale i tifosi imbecilli hanno ripreso a fare i tifosi imbecilli: a costoro la vita non ha insegnato nulla e, a quanto pare, neanche la morte: che tristezza.
Il giorno dopo la ventottesima giornata. Contro l’Inter Napoli chiamato a rispondere non tanto alla vittoria del pomeriggio della Juventus, ma a provare a riprendere la marcia interrottasi con l’inopinata sconfitta contro la Roma. Il rischio di uno scoramento c’era eccome, ma gli azzurri, almeno in parte, hanno reagito: la squadra non è mai apparsa in difficoltà, le distanze sono sempre state tenute; impegno ed applicazione tattica non sono venuti meno. Un certo timore è venuto comunque fuori: pochissime le giocate “rischiate” e tanti uomini troppo fermi nelle loro posizioni.
Il giorno dopo la ventottesima giornata. Inizio gara bloccato dalla paura per entrambe le formazioni. Spalletti si preoccupa solo di non prenderle. Serra le linee ed impedisce al Napoli di posizionare uomini tra gli spazi. In avvio, eccessivo il timore reverenziale degli azzurri nei confronti di un’Inter apparsa squadra compatta ma senza idee e capace solo di fare densità in attesa della giocata del singolo. Forse se questa gara non fosse arrivata dopo la batosta patita contro la Roma, il Napoli l’avrebbe affrontata con un altro piglio.
Il giorno dopo la ventottesima giornata. Ne verrà fuori un primo tempo dominato e bloccato dalla paura di entrambe le squadre. Sarri e i suoi sono consapevoli che se fossero andati sotto, Spalletti sarebbe stato capace di mettere due portieri pur di difendere lo striminzito vantaggio. All’intervallo si conteranno zero occasioni, pochissimi cambi gioco, un solo calcio d’angolo e nessuna parata dei portieri.
Il giorno dopo la ventottesima giornata. Ripresa che si apre con la giocata del singolo: il gigante Skriniar centra il palo sugli sviluppi di un’azione da fermo. I tantissimi napoletani al seguito tirano un sospiro di sollievo e non solo loro. Nella parte finale della gara, il Napoli proverà a far sua l’intera posta. L’inter accusa stanchezza e perde qualche distanza. Sarebbe il momento di provare a piazzare la zampata vincente. Ma prima Insigne e poi Mertens non saranno abili e fortunati nelle conclusioni. Sono partite da poche occasioni e quelle poche andrebbero concretizzate.
Il giorno dopo la ventottesima giornata. Impalpabili in tanti. Hamsik spesso impreciso e quasi mai pronto a lanciarsi dentro senza palla. Forse più che uscire andava abbassato al posto di Jorginho. Anche Allan molto più preoccupato di tenere la posizione che andare sulle seconde palle. Spesso si mette in proprio, non sempre sceglie la giocata giusta e butta alle ortiche più di un ultimo passaggio. Macina chilometri Jorginho ma non premierà mai i tagli dentro dei compagni d’attacco che lo spazio alle spalle dei difensori lo attaccano ma all’italo brasiliano spesso manca il tempo della giocata lunga.
Il giorno dopo la ventottesima giornata. Nei minuti finali spazio a Milik in luogo di Mertens, che si è vito poco ma può sempre inventare qualcosa, suo un geniale filtrante per Insigne, specialmente quando qualche maglia nerazzurra aveva iniziato ad allargarsi. Il polacco toccherà tre palloni e tre ne perderà. Comunque tardivo il suo ingresso e magari andava inserito per Jorginho. Tardivo anche l’ingresso di Rog per uno stremato Allan.
Il giorno dopo la ventottesima giornata. Il distacco dalla Juventus rischia di aumentare in settimana. Ma mancano ancora trenta punti e sarebbe folle arrendersi dopo una grande stagione. Ne abbiamo viste tante: da Napoli – Perugia, fino a Roma Lecce passando per Perugia – Juventus. Il punto di ieri ci può stare nell’economia di un campionato. Si tratta del secondo pari fuori casa in 14 partite e il Napoli le altre dodici le ha vinte. Le bandiere bianche le alzano gli sconfitti e il Napoli non ha ancora perso.
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