L'ex presidente del Napoli, Corrado Ferlaino, ha rilasciato un'intervista al Corriere del Mezzogiorno in cui ha ricordato Beppe Savoldi scomparso nella giornata di ieri:
Era un’Italia che attraversava un periodo buio, dopo l’austerity. A Napoli c’era stato il colera e un contesto sociale non proprio ideale: disoccupazione record e proteste di ogni genere. Su Savoldi ci fu anche un’interrogazione parlamentare...
«Gli acquisti onerosi li facevano tutti, ma quando era il Napoli protagonista si gridava allo scandalo. Basta ricordare anche le polemiche per quanto accaduto in seguito con l’ingaggio di Maradona. Non mi sono mai pentito di nulla e ho proseguito sempre per la mia strada. Sono stato deciso quando si doveva concludere un acquisto. Anche a due miliardi».
L’affare non fu interamente in contanti. Fu versato 1 miliardo e 400 milioni cash, a cui si aggiunsero le comproprietà di Sergio Clerici (valutato 500 milioni) e Rosario Rampanti (100 milioni). Una bella somma per l’epoca. Ci racconta come andarono le trattative?
«È stato tutto molto difficile e tormentato, ma non ci siamo mai arresi. L’accordo nacque durante la finale di Coppa Italia del 1975. Conti, il presidente del Bologna, mi sfidò dopo che gli chiesi Savoldi e mi disse “Se mi porti Clerici e una barca di soldi, te lo do”. Io volevo un attaccante e con me c’era anche il diesse Janich, che conosceva molto bene Savoldi. Era stato suo compagno di squadra: la trattativa si chiuse nell’ultmo giorno di mercato (10 luglio, ndr) a tarda notte per quella cifra mostruosa. Abbiamo rischiato di perderlo perché si inserì la Juventus, ma non abbiamo mai mollato».
Cosa le piaceva di Savoldi?
«Lo volevo a tutti i costi. Mi colpì il fatto che pur non essendo altissimo, staccava benissimo di testa. Era fortissimo. Un vero rapace dell’area di rigore, alla fine ha dato un grande contributo e vincemmo la Coppa Italia. Non fu facile, ma non mi sono mai pentito di nulla anche perché si integrò alla perfezione in una squadra, quella di Vinicio, che aveva bisogno di un attaccante da almeno 15 reti: ne segnò 21 al primo anno».
E i fatti le diedero ragione anche in termini economici. I tifosi risposero alla grande: arrivarono oltre 70.000 abbonamenti, 70.405 per la precisione, un altro primato mai più battuto, nemmeno con Maradona.
«Per la società, tutti quegli abbonamenti erano oro. Mica c’erano gli introiti attuali dei diritti televisivi. L’abbonamento era il nostro sostentamento e quell’affare con il senno di poi si è rivelato un’ottima intuizione. Con quei soldi ci ripagammo dell’investimento e lo stadio San Paolo era una bolgia ad ogni partita. Ricordo che l’anno prima eravamo arrivati al secondo posto a soli due punti dalla Juventus. L’acquisto di Savoldi fu un fattore in più che ci portò anche a vincere una Coppa Italia a Roma nel 1976 con una doppietta proprio di Savoldi al Verona. Poi, anche la Coppa Italo-Inglese. I tifosi iniziarono a sognare lo scudetto».