De Laurentiis furibondo sabato sera: si sente vittima di Garcia e della squadra, il motivo

Rassegna Stampa  
De LaurentiisDe Laurentiis

Dopo Genoa Napoli scatta la reazione di Aurelio De Laurentiis. Il presidente azzurro era furibondo sabato sera e teme che non sia ascoltato. Il patron si sente vittima di Rudi Garcia e della squadra come scrive nel suo ediotoriale Antonio Corbo a Repubblica

Dopo Genoa Napoli scatta la reazione di Aurelio De Laurentiis. Il presidente azzurro era furibondo sabato sera e teme che non sia ascoltato. Il patron si sente vittima di Rudi Garcia e della squadra come scrive nel suo ediotoriale Antonio Corbo a Repubblica:

Agli smemorati dello scudetto, dopo 4 gare manca poco o quasi tutto. Il Napoli ha solo un punto in meno: 7 invece di 8. Due vittorie (2-5 a Verona, 4-0 con il Monza in casa) e due pari veniali con Fiorentina e Lecce lo scorso anno. Ma un attacco di perentoria bellezza metteva già in allarme le grandi. Era il predestinato. Oggi le amnesie cancellano i suoi codici, non è più lo stesso, per Rudi Garcia è come schiacciare i tasti a vuoto, spegne e riaccende ma non cambia nulla. Agli smemorati non manca solo il gioco, ma l’atmosfera dello scudetto, quel comune sentire che coinvolge nel sogno. Il Napoli era irresistibile anche senza Osimhen (24 gol in 10 partite) e Kvaratskhelia, dall’inizio già dominava la scena, Simeone e Raspadori si erano già divisi 10 gol, 5 a testa, si ricorda quel tondo 6-1 sull’Ajax in Olanda.

Al Napoli manca l’atmosfera, dicono le voci di dentro. Aurelio De Laurentiis può rifare il Napoli.

Com’era, e dov’era. Lo descrivono sabato sera furibondo. Si sente vittima di Garcia e della squadra: li martella di consigli, giudici, ordini. Teme forse che non lo ascoltino.

Può essere vero. Ma per una comunità spenta e rassegnata per oltre un’ora con il Genoa può essere vero anche il contrario. Che non basti al Napoli obbedire. Che sia preferibile capire che cosa nonva, ascoltare piuttosto che essere ascoltato, mediare invece che reprimere. Qualcosa bisogna fare.

Non basta neanche pensare che tutto dipenda dal cambio di allenatore, perché forse sarebbe andata così anche se fosse rimasto Spalletti. Si scopre infatti che era pessimo il rapporto tra un presidente totalizzante ed il problematico filosofo di Certaldo, uno che per riappropriarsi dello scudetto se l’era marchiato a fuoco sulla pelle, fissando in un tatuaggio la verità di una conquista.

Tocca ad Aurelio De Laurentiis portare il Napoli fuori dalle secche. Non vi è finito solo per colpa sua, ma è suo diritto, dovere ed interesse riuscirvi con urgenza.

1) Non concedere alibi a Garcia. Niente consigli su formazione e moduli. Se non conosce il passato ma solo il suo calcio come disse il ruvido Rudi prima di Napoli-Lazio, restituisca la squadra ad una condivisa logica di gioco, a Genova si pestavano Zielinski e Raspadori. Difesa schierata male. Due gol subiti su calci piazzati. Kvara sostituito da Zerbin (!) in fase di rimonta.

2) Va ripristinato un codice interno. Anguissa e Osimhen impegnati in nazionale domenica sono tornati giovedì.

3) I ruoli distinti. Manca una gerarchia intermedia. Chiavelli èun eccellente amministratore, conta molto, può definirsi “l’altra metà della mela”, in quale direzione spinge? Sostiene l’ira di De Laurentiis o la mitiga?

4) Manca un direttore sportivo con i pieni poteri. Se ne contano tre.
Rispettabili. Ma forse troppi.
Giuntoli onnipresente assorbiva gli sfoghi di Spalletti e della squadra, uno così ci vuole sempre.

5) A Spalletti furono dati giocatori pronti. Kim e Kvara fenomeni subito. Natan non si è ancora visto, sembra guarito da un infortunio dei primi di agosto in Brasile. Quando era già del Napoli?

6) Raffaele Landolfi è un illustre clinico del Gemelli. Ma rischia di sembrare un alieno rispetto ai bravi medici di routine. Riunirli in una identità di settore può essere solo un vantaggio.

7) Stop alle trattative per i contratti. De Laurentiis ha anche momenti di grande generosità, appena sfugge alla sua consueta avarizia. Meglio una figura nuova per i primi contatti. Può intervenire lui da presidente e padre per dare un euro in più solo prima della firma, un presidente non deve mai apparire l’arcigna controparte. Osimhen vivrà come un incubo una trattativa in 12 puntate, peraltro irrisolta. Lui e altri certe ansie magari le trascinano per il campo.

segui CalcioNapoli24.it direttamente su Google
Ultimissime Notizie
Classifica
  • #

    Squadra

    PT
    G
    V
    N
    P
  • logo InterInterCL

    79

    34
    25
    4
    5
  • logo NapoliNapoliCL

    69

    34
    21
    6
    7
  • logo MilanMilanCL

    66

    33
    19
    9
    5
  • logo JuventusJuventusCL

    63

    33
    18
    9
    6
  • logo ComoComoEL

    61

    34
    17
    10
    7
  • logo RomaRomaECL

    61

    34
    19
    4
    11
  • logo AtalantaAtalanta

    54

    33
    14
    12
    7
  • logo BolognaBologna

    48

    34
    14
    6
    14
  • logo LazioLazio

    47

    33
    12
    11
    10
  • 10º

    logo SassuoloSassuolo

    46

    34
    13
    7
    14
  • 11º

    logo UdineseUdinese

    43

    33
    12
    7
    14
  • 12º

    logo ParmaParma

    42

    34
    10
    12
    12
  • 13º

    logo TorinoTorino

    41

    34
    11
    8
    15
  • 14º

    logo GenoaGenoa

    39

    34
    10
    9
    15
  • 15º

    logo FiorentinaFiorentina

    37

    34
    8
    13
    13
  • 16º

    logo CagliariCagliari

    33

    33
    8
    9
    16
  • 17º

    logo LecceLecce

    29

    34
    7
    8
    19
  • 18º

    logo CremoneseCremoneseR

    28

    34
    6
    10
    18
  • 19º

    logo VeronaVeronaR

    19

    34
    3
    10
    21
  • 20º

    logo PisaPisaR

    18

    34
    2
    12
    20
Back To Top