Il punto è che il Napoli, non avendo fuoriclasse assoluti in grado di risolvere da soli le partite quando si mettono male (al di là di qualche sprazzo di classe pura di Insigne o di Mertens, naturalmente), ha bisogno di funzionare perfettamente. Se qualcosa si inceppa, allora cominciano a fioccare i pali, le traverse, i tiri fuori di un soffio eccetera. Perché non può essere che il Napoli, e solo il Napoli, capitalizzi meno del dieci per cento delle occasioni create. Gli altri mettono dentro un tiro su tre, gli azzurri uno su dieci. Ora però c’è da ritrovarsi, e ritrovarsi subito: perché recriminare sul latte versato ne farebbe versare dell’altro, e la bottiglia potrebbe svuotarsi irrimediabilmente. È quindi in qualche modo un bene che all’indomani della batosta che ha fatto allontanare pericolosamente un secondo posto proprio in corrispondenza di quello che sembrava un turno assai favorevole con la Roma a Milano con l’Inter, ci si ritrovi ad affrontare nientemeno che la Juventus nella tana del lupo. Certo, è la coppa Italia che, diciamocelo sinceramente, dei tre obiettivi stagionali non è il principale; ed è anche una partita rimediabile, avendo il destino riservato il ritorno al San Paolo. Ma se questa squadra ha bisogno, per giocare come sa e quindi vincere le partite, di autostima, be’, questa è l’occasione giusta per riguadagnarsela velocemente. Una bella prestazione a Torino, e magari un buon risultato dove nessuno l’ha fatto in stagione, riporterebbe il sorriso all’interno di un silenzio stampa autolesionista e ottuso e darebbe nuova linfa a un gruppo che contro i bergamaschi è apparso disorientato. La nota positiva, che dobbiamo faticare a trovare, è nel recupero di Milik. L’assenza del centravanti titolare, unico di ruolo fino all’acquisto di Pavoletti che è comunque giocatore molto diverso dal polacco, ha pesato non poco sul gioco azzurro. Non ingannino i tanti gol di Mertens: il tempo perduto è stato un handicap, e comunque il folletto belga va bene in certe occasioni e contro certi avversari, ma non in altre e contro altri. Arek fornisce una soluzione differente, e appare decisamente più organico dell’ex genoano al resto della squadra. Non c’è tempo per piangere, insomma. Sarebbe un suicidio perdere ulteriori sicurezze pensando di dover rimodulare gli obiettivi. Mancano dodici partite, c’è uno scontro diretto e i punti da recuperare in fondo sono cinque: si può fare. E c’è una doppia semifinale di coppa Italia da giocare, con la seconda in casa: si può fare. E c’è un ritorno di ottavi di Champions da vincere con due gol di scarto, cercando di non prenderne, in un San Paolo pieno come un uovo: si può fare. Tutto si può fare: basta essere compatti e determinati. Come il Napoli e Napoli, se vogliono, sanno essere.