Oggi sul Corriere del Mezzogiorno l'analisi del giornalista e scrittore Maurizio De Giovanni dopo il KO del Napoli contro l'Atalanta.
Ultime notizie. Si ragiona sull'ennesima sconfitta degli azzurri, arrivata in quella che da tutti era considerata una finale, una partita decisiva per risollevare le sorti della stagione. "Era una finale. La cosa era ben chiara ai cinquantamila che hanno rinunciato al pranzo di sabato santo, piegando il capo a un’assurda necessità televisiva. Era ben chiara alle centinaia di migliaia di tifosi davanti agli schermi, in Italia e nel mondo, che andrebbero rispettati anche perché tirano fuori denaro sonante, che mantiene in piedi questo circo traballante che è diventato il calcio italiano".
Tuttavia, De Giovanni non ha apprezzato la prestazione e scrive: "Non era chiara, come si è visto dalle prime battute, alla squadra e allo staff tecnico", ciononostante "la tifoseria non ha fatto mai mancare un applauso, un coro, un supporto. I tifosi lo hanno capito, forse prima degli addetti ai lavori. E hanno appunto fatto i tifosi, che devono fare il tifo e riempire i settori ospiti degli ostili stadi avversari, pagare magliette e sciarpe e abbonamenti TV e onerosi biglietti e viaggi in treno e in aereo".
Il sostegno del pubblico però non è bastato e da qui matura la critica di De Giovanni: "Per la prima volta in assoluto, a prescindere dal risultato e dall’ennesima sconfitta, molto più della delusione e dello sconforto per una classifica ormai evidentemente irrecuperabile, i tifosi non hanno visto in campo la propria squadra. Nessun contrasto vinto, nessun impegno. Pochissimi falli fatti, poca garra, nessuna cazzimma come lo scorso anno. Mai uno che corresse in soccorso di un altro, difesa piazzata in modo intollerabile anche a livello di scuola calcio. Inferiorità numerica in ogni parte del campo. Nessuna protesta, teste abbassate, niente rabbia e niente voglia. Nessun onore per il triangolo sulla maglia, come fosse stato rubato, come l’avessero vinto altri, come fosse caduto dal cielo. Come fosse il logo di uno sponsor secondario. Insomma, il Napoli ha cominciato in ginocchio e ha finito in ginocchio. Nobilmente all’inizio, senza onore alla fine. È questo il motivo dei cori, che sono stati come sempre rappresentativi".
De Giovanni conclude giustificando i fischi del Maradona: "Chi era presente ha dato voce ai sei milioni di tifosi azzurri nel mondo. Non è questione di perdere o di vincere. È questione di non considerare la maglia azzurra (o bianca o nera o arcobaleno o paonazza che il marketing imponga) un fastidio di passaggio, con la testa al biglietto aereo per le festività pasquali o per le vacanze estive e poi verso una nuova destinazione. Questo la società non deve tollerarlo, perché i tifosi non sono clienti e il calcio non è un detersivo. I tifosi danno passione. E in cambio pretendono impegno. Non vittoria: impegno. Almeno quello".