Coronavirus, ultime notizie. Intervista del quotidiano La Repubblica ad Alberto Mantovani, lâimmunologo italiano con più citazioni scientifiche, direttore scientifico dellâIstituto Humanitas di Rozzano e professore emerito allâHumanitas University a Milano. Di recente, ha pubblicato uno studio sull'importante rivista Nature Immunology: con i colleghi descrive un test per prevedere chi, fra i positivi, si ammalerà in modo grave. Il tutto, grazie alla scoperta di una proteina prima sconosciuta, di nome Ptx3: «La proteina che abbiamo trovato si chiama Ptx3 e ha una storia interessante, perché è un antenato degli anticorpi. Un suo parente si trova in specie ancestrali come il limulus, creatura con molte centinaia di milioni di anni. I primi anticorpi invece sono apparsi dopo, circa 300 milioni di anni fa. Ptx3 è una scoperta tutta italiana, ci lavoriamo da almeno ventâanni». Al momento, però, non è stata ancora commercializzata.
In cosa consiste il vostro test? «Con i colleghi del Papa Giovanni XXIII di Bergamo abbiamo trovato un mattone del sistema immunitario legato alla forma grave della malattia. Può essere individuato con un esame semplice ed economico, un test sierologico che si aggiunge a quelli disponibili. Lo abbiamo provato su circa 150 pazienti da noi e a Bergamo. Livelli elevati di questa proteina sono associati a un altissimo rischio di aggravamento. Il nostro obiettivo è riconoscere i pazienti che si ammaleranno della forma grave. Stiamo cercando di fare in dieci mesi quello che per i tumori abbiamo fatto in cinquantâanni».
Infine, la domanda fatidica: quando ne usciremo? "Avremo una quota importante di vaccinati in primavera o estate. Nel frattempo, dobbiamo ricordare che nessun vaccino funziona se non è accompagnato da responsabilità e solidarietà . Quando avremo le prime dosi, dovremo mantenere alta la guardia. Non vorrei che lâidea del vaccino vicino ci spinga allâirresponsabilità , come la scorsa estate. Siamo stati i più bravi al mondo nel combattere unâondata violentissima, avremmo potuto diventare come Giappone e Corea, con lâepidemia sotto controllo. E invece abbiamo dissipato tutti gli sforzi".